martedì 21 luglio 2020

SCIOPERO DELLA FAME PER I BAMBINI DI CUNEO STRAPPATI ALLA MAMMA: L'APPELLO DI EMANUELA NATOLI

Diffondo l'appello dell'amica Emanuela Natoli, Presidente di MovimentiAMOci di Vicenza, che partecipa allo sciopero della fame a staffetta organizzato da comitati ed associazioni, in solidarietà ai quattro bambini di Cuneo ed alla loro madre, la quale non può più averli con sé al momento in quanto collocati in diverse case famiglia a causa di abusi paterni. I minori soffrono per la mancanza della madre. I Comitati Madri Unite contro la violenza istituzionale, collettivo Donne InCuranti, Maison Antigone e l'Associazione MovimentiAMOci di Vicenza, solidarizzano con il loro sciopero della fame.

Luca Scantamburlo, 22 luglio 2020

Rif. DIRE, Agenzia di Stampa Nazionale, "Sciopero della fame a staffetta per i bambini di Cuneo strappati alla mamma", di Annalisa Ramundo, 17 luglio 2020.

Emanuela Natoli, Vicenza,
Presidente della Associazione MovimentiAMOci

#scioperodellafameperibambinidicuneo‼️
MovimentiAMOci Vicenza
di Emanuela Natoli

NON è chiudendo gli occhi o voltandosi dall'altra parte che il dolore si possa dissolvere. Siamo tutti chiamati a occuparci del benessere di tutta una società. I problemi e i disagi non sono solo dei singoli … RIGUARDANO TUTTI NOI !
Nonostante numerose sentenze del CEDU con condanne di violazioni varie nella gestione di queste problematiche, si ribadisce da più parti come la sottrazione di un minore dalla sua famiglia debba rappresentare una rara eccezione continuiamo ad assistere increduli a questi episodi di ''sottrazioni impazzite'' !
Bisogna salvaguardare il DIRITTO ALLA FAMIGLIA. Si dovrebbe  osservare la Convenzione di New York sulla tutela dei minori. Il giudice deve avere un  ruolo di ''perito tra i periti '', usando il buon senso del padre di famiglia , anziché appiattirsi su alcune diagnosi psichiatriche fantasiose che, pur scritte con linguaggio altisonante e pseudoscientifico, sono invece del tutto arbitrarie, soggettive e prive di riscontri oggettivi ....
Chiediamo qui ora e subito di attuare misure insieme a tutte le persone di buona volontà, che hanno interesse al bene comune e con forte senso di giustizia affinché si affronti con soluzioni migliorative le problematiche che da più voci vengono ormai da tempo segnalate.
Grazie dell'attenzione ❗️☝️❗️

Emanuela Natoli 
Presidente di MovimentiAMOci Vicenza
luglio 2020

venerdì 10 luglio 2020

COVID-19 E GESTIONE DELLA EMERGENZA: UN "COLPO DI STATO PERMANENTE"?





In riferimento alla possibilità che il Governo proroghi lo stato di emergenza sanitaria nazionale di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2021, cito da un editoriale del professor Gaetano Azzariti, docente costituzionalista presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza":

"(...)  Dopo la pandemia spetterà a tutti noi ricordare che la Costituzione si pone a fondamento delle libertà e non delle sue eccezionali limitazioni, rivendicandone il valore e l’essenza. Ma soprattutto si dovrà vigilare perché nessuno abusi della situazione presente ponendo così in essere un colpo di stato permanente. 
Nella Roma antica, com’è noto, esisteva una figura giuridica che permetteva di salvare la Repubblica nelle situazioni in cui era messa in gioco la sua sopravvivenza. Il Senato trasferiva tutti i suoi poteri ad un soggetto per un massimo di sei mesi. Poi, cessato il pericolo, ma anche solo trascorso invano il tempo definito, nessuno era più autorizzato a porre in essere atti “dittatoriali”. 
Quando qualcuno (Silla prima, Cesare poi) ha pensato di estendere lo stato di emergenza e si fece confermare oltre il tempo i pieni poteri, ecco che la dittatura da “commissaria” si fece “sovrana”, e la Repubblica capitolò. 
Ancora oggi è questa la sfida più grande. Se infatti adesso sopportiamo limitazioni di libertà disposte in piena e solitaria responsabilità dal Governo pro tempore in carica, lo facciamo per necessità, avendo ad esso trasferito di fatto i poteri sovrani. Consapevoli però che, se dopo aver sconfitto il terribile e invisibile nemico, non si dovesse tornare alla normalità, rischieremmo di precipitare nel buio della Repubblica."

Prof. Gaetano Azzariti, da Costituzionalismo.it, Fascicolo 1 | aprile 2020, Editoriale,
"Il diritto costituzionale d’eccezione"


Le parole del prof. G. Azzariti, da egli scritte ad aprile 2020, suonano oggi sinistramente profetiche.
Decine di magistrati, insigni giuristi ed ex giudici della Corte Costituzionale - oltre che numerosi avvocati italiani - hanno manifestato per iscritto ed a voce la loro opinione, affermando senza mezzi termini che le Autorità (Governo e Parlamento) nel gestire la crisi emergenziale, hanno violato la riserva di legge garantita dalla carta costituzionale.
Nelle ultime settimane autorevoli esperti del mondo medico-scientifico (il prof.Giulio Tarro, il Prof.Scoglio, il prof. Alberto Zangrillo e tanti altri ancora ) hanno dato la loro opinione, rassicurando sulla attuale situazione epidemiologica, e sul reale rischio in termini di letalità e mortalità di questa infezione (a "decorso benigno" in popolazione pediatrica, ilpediatranews.it,), infezione che e' sotto controllo e non provoca più le ospedalizzazioni preoccupanti di mesi fa (su cui vi sono numerose ombre nella gestione sanitaria e terapeutica, e bene ha fatto l'associazione "L'Eretico" a depositare un esposto /denuncia in Procura, per fare luce su eventuale malasanità e criticità nel gestire la emergenza sanitaria.)

Il prof. Giuliano Amato - giurista ed oggi Giudice della Corte Costituzionale -  scrive in una sua opera giovanile, nell'anno1962, intitolata "La sovranità popolare nell’ordinamento italiano", che in caso di non funzionamento degli organi di controllo e di garanzia ,se cioè lo stesso Stato-apparato fosse “partecipe dell’azione eversiva”, compiendo “atti difformi dai valori e dalle finalità fatti propri dalla coscienza collettiva ed indicati nella Costituzione", allora sarebbe legittimo il ricorso alla resistenza, individuale o collettiva, ci ricorda il ricercatore storico Giorgio Giannini.
Amato sostiene inoltre: ”ove circostanze particolari lo impongano, come può disconoscersi al popolo, che della sovranità è titolare e che ne controlla l’esercizio….da parte dello Stato-governo, il potere di ricondurre alla legittimità, con mezzi anche non previsti, questo esercizio, ove irrimediabilmente se ne discosti”.

Detto questo, fondato giuridicamente, non possiamo accettare che la emergenza si faccia regola, e che lo stato di eccezione si faccia regola.

Luca Scantamburlo
10 luglio 2020

Photo credits: Mat Reding,@matreding, Place de la République, Paris, France, Unsplash.com

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

AMATO Giuliano, La sovranità popolare nell'ordinamento italiano, in Rivista trimestrale di diritto pubblico, 1962, pp. 351-360.

APPELLO, Avvocati e professionisti, "Fragilità del sistema costituzionale: è emergenza. L'appello", Trieste All News, 23 aprile 2020, di Claudia Giacomazzi

APPELLO, La Costituzione non si sospende: il fine non giustifica i mezzi. Appello di un gruppo di magistrati, Agenzia Radicale, dal 2001 supplemento telematico di linea con le sfide e i Quaderni Radicali.Categoria: DIRITTI E LIBERTA', 30 Aprile 2020, http://www.agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/6223-la-costituzione-non-si-
sospende-il-fine-non-giustifica-i-mezzi-appello-di-un-gruppo-magistrati

AZZARITI, Gaetano, Il diritto costituzionale d’eccezione, Fascicolo 1 | 2020 Editoriale Scientifica, Costituzionalismo.it, Roma, docente di Istituzioni di diritto pubblico, Università di Roma “La Sapienza”, Coronavirus, Azzariti: "Le misure sono costituzionali a patto che siano a tempo determinato", di Liana Milella, 8 marzo 2020, www.repubblica.it

BALDASSARRE Antonio, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Baldassarre: "Dpcm in tutto incostituzionale" ADNKRONOS, di Roberto Lanzara, 27 aprile 2020.

CASSESE Sabino, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, “Conte è fuori legge” / Il giurista “Dpcm illegittimi, libertà violata”, di Niccolò Magnani, 27.04.2020; www.ilsussidiario.net; Il Tempo, Massimiliano Lenzi;

GIADROSSI Alessandro, Camera Penale di Trieste, Prof. Sergio Kostoris, Presidenza, lettera del dottor Alessandro Giadrossi, Trieste, 20 aprile 2020.

GIANNINI GIORGIO, CENTRO STUDI DIFESA CIVILE, "Il "Diritto di resistenza nella Costituzione italiana"

LUCCIOLI Gabriella, Presidente Emerito ed Onorario Corte di Cassazione, “La pandemia aggredisce anche il diritto?” intervista a cura di Franco De Stefano, Giustizia Insieme, nr 961, 2 aprile 2020.

MARINI Annibale, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Giuseppe Conte, Dpcm incostituzionale, la conferma di Annibale Marini: "C'è un'irregolarità di contenuto", 29 aprile 2020, ADNKRONOS, Libero Quotidiano

SILVESTRI Gaetano, Presidente Emerito Corte Costituzionale, Intervista video del 22 aprile 2020, a cura di Virginia Camerieri, Byoblu24, videoblog di Claudio Messora,  www.byoblu.com

TRABUCCO, Daniele, “Sull’(ab)uso dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri al tempo del Coronavirus: tra legalità formale e legalità sostanziale”, professore Associato di Diritto costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato, e Dottore di ricerca in Istituzioni di Diritto pubblico, Astrid Rassegna, nr. 5/2020.


giovedì 2 luglio 2020

DIRITTO ED AUTODETERMINAZIONE IN MATERIA DI SALUTE: LIBERTÀ DI SCELTA seconda parte

di Luca Scantamburlo | 2 luglio 2020 | SECONDA PARTE



Il sottoscritto è stato protagonista nel 2019 di un contenzioso civile (con tanto di servizi televisivi RAI3, Regione FVG, aprile 2019 ed ottobre 2019) presso il Tribunale di Trieste, sezione civile, ove è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale per il diritto alla istruzione presso la scuola della infanzia.
Un contenzioso che per certi versi è stato storico e certamente di rilievo pubblicistico, anche se poco noto nelle cronache (ne ha parlato il quotidiano Il Gazzettino nel settembre 2019).
Il mio ricorso e dell'altro genitore di nostro figlio, sospeso durante la frequentazione scolastica per inadempienza la Legge 119/2017 - ed anche il successivo nostro reclamo presso l'autorità giudiziaria - sono stati entrambi rigettati dal Tribunale, ma essi meritano attenzione per la portata del riconoscimento del diritto soggettivo avvenuto con l'esito dell'ordinanza in risposta al reclamo. 
Infatti, a seguito di un provvedimento di sospensione da scuola disposto nel marzo 2019 da parte del Dirigente scolastico di mio figlio, il mio legale rappresentante (Avv. Michele Rodaro, Foro di Udine) ed io abbiamo ricorso d'urgenza davanti al Tribunale ordinario di Trieste (ex. art. 700 cpc), costituendoci in giudizio in proprio contro il MIUR, e chiedendo al Giudice la riammissione a scuola del minore, inadempiente la legge 119/2017 per scelta consapevole di obiezione attiva dei genitori, dopo confronto con le Autorità sanitarie, e pregresso deposito di dissenso informato rispetto all'atto sanitario della vaccinazione. In un secondo momento, anche la madre di nostro figlio si è costituita in giudizio al mio fianco, per dare piena rappresentanza legale ai diritti del minore da noi rivendicati.
Pur perdendo sia il ricorso sia il successivo reclamo - ritenuti infondati dalle Autorità - il Collegio del Tribunale di Trieste ha riconosciuto nella ordinanza del 30 ottobre 2019, il titolo giuridico di diritto soggettivo del diritto alla istruzione del minore, proprio il titolo di cui il mio legale chiedeva riconoscimento  - contro la tesi del Giudice ordinario e dell'Avv. Distrettuale dello Stato che difendeva il MIUR, i quali rivendicavano un interesse legittimo, e dunque un vizio di giurisdizione (soprattutto l'Avv. Distrettuale dello Stato, che insisteva perché il contenzioso fosse tenuto al TAR)  ed avevano sottolineato che un tale diritto soggettivo  - da noi considerato assoluto e perfetto - non esisteva.

Inoltre l'Avv. Michele Rodaro ed io avevamo richiesto al Tribunale di Trieste il rispetto non solo del diritto costituzionale ma anche di quello dell'ordinamento comunitario: abbiamo cioè nel ricorso d'urgenza ex- art. 700 cpc avverso la sospensione scolastica dalla frequentazione scolastica nell'ambito della scuola della infanzia di mio figlio -  ribadito la tutela ed il diritto espresso dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (CDFUE, già Carta di Nizza), rilevando un contrasto fra il nucleo essenziale dei diritti garantiti ai cittadini europei (diritto alla integrità psicofisica e ad esprimere un consenso libero ed informato art. 3, e conseguentemente, in modo implicito, il diritto alla istruzione e formazione art. 14, ed il diritto alla non discriminazione per convinzioni personali art. 21)  e legge ordinaria dello Stato, la quale deve sempre rispettare il nucleo essenziale dei diritti dei cittadini comunitari (art. 52 CDFUE).
Palese che la normativa vigente nazionale (Legge 119/2017) non ha tenuto conto del principio di proporzionalità, né della esistenza del principio del consenso libero ed informato e degli altri diritti della persona in combinato disposto. 
Il Collegio del Tribunale di Trieste - pur riconoscendo il diritto alla istruzione come un diritto soggettivo del minore e non un interesse legittimo - è stato di altro avviso ritenendo non irragionevole la compressione di questo diritto alla istruzione, subordinato sin dal 2017 nella scuola della infanzia, ad un trattamento sanitario obbligatorio (profilattico).
La decisione del Collegio poggia soprattutto sulla pregressa sentenza nr. 5/2018 della Corte Costituzionale, che marginalmente si era pronunciata anche sui diritti soggettivi nel ricorso in via principale sollevato dalla Regione Veneto nel 2017 avverso il Decreto 73 e la Legge di conversione 119/2017, ed aveva giudicato non irragionevole il bilanciamento fra diritti del singolo alla autodeterminazione, ed il potere legislativo dello Stato che esercita appunto una compressione di questa autodeterminazione, per ragioni di tutela della salute pubblica. Resta il fatto che tale ricorso avanzato dalla Regione Veneto era un ricorso in via principale sollevato per presunto conflitto di attribuzione (potestà legislativa) fra Regione e Stato, e dunque non sollevato per mancanza di conformità della legge ordinaria rispetto ai valori fondanti della Costituzione, in tema di diritti soggettivi ed inviolabili della persona umana. 

DOMANDA ALLA LUCE DELLA SENTENZA 269/2017 DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Negli scorsi mesi - prima del confinamento a cui siamo sottoposti in Italia a causa delle misure di contrasto adottate dalle Autorità per fronteggiare l'emergenza sanitaria - mi sono rivolto ad esperti di bioetica giuridica e diritto costituzionale, tutti addetti ai lavori di scienze giuridiche, chiedendo loro se nello specifico caso descritto - od in uno analogo a questo -  vi sarebbero stati i margini di scelta diversi per un Giudice o un Collegio chiamati a decidere
Cioè se avrebbero potuto - e forse anche dovuto - seguire la raccomandazione della Consulta, espressa nella Sentenza nr. 269/2017, che invita chiaramente i Giudici ad avviare un giudizio incidentale - e dunque accogliere la questione di legitimità costituzionale da una parte ricorrente, o sollevarla d'ufficio, in determinati casi.
Si pone la questione nei seguenti termini: qualora vi siano effetti diretti se si applicasse il rispetto del diritto comunitario, ovvero questo sia apparentemente non rispettato ed in conflitto da una legge ordinaria dello Stato di un Paese della Unione, e qualora non vi siano effetti diretti applicando il rispetto del diritto comunitario, disapplicando la legge che lo infrange.
Nel caso in cui il Giudice non disapplichi la normativa interna allo Stato in apparente contrasto con la carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, egli è tenuto a rimettere il giudizio alla Consulta, e sarà il Palazzo della Consulta a valutare se vi sia o meno un reale contrasto fra la normativa interna e la tutela dei diritti comunitari.
Purtroppo il mio legale ed io non abbiamo fatto in tempo a presentare - nella argomentazioni e controdeduzioni giuridiche presentante in contenzioso - questa sentenza della Consulta, e le indicazioni da essa fornite.
Ma avevamo citato correttamente il rispetto della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea (Carta di Nizza), ed il Collegio di Trieste era senza dubbio tenuto a conoscere il contenuto della sentenza nr. 269/2017.
Altri in futuro potranno o potrebbero far tesoro del nostro risultato e chiedere appunto la remissione degli atti alla Consulta, in casi analoghi.
In particolare la ordinanza (molto scarna, ed asciutta) del 30 ottobre 2019 a firma del Collegio del Tribunale di Trieste, riassume in sole cinque pagine tutto il contezioso civile, che mi ha visto soccombente.
Le pagine del reclamo del mio legale, avverso la ordinanza del Giudice ordinario (agsto 2019), ben specificano la questione di legittimità costituzionale da noi sollevata (per la fascia di età 3-6 anni, scuola della infanzia, disciplinata dalla Legge 119/2017), e rigettata dal Collegio di Trieste. 
Fra i giuristi da me interpellati uno di loro si è distinto, rispondendomi con cortesia, e dandoci indirettamente ragione in quanto egli - Associato di diritto costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato presso una università svizzera - si è pronunciato come segue:

"A mio avviso, il Giudice doveva sollevare in via incidentale davanti alla Corte Costituzionale questione di legittimità costituzionale in quanto la Legge Lorenzin, contrastando con la Carta di Nizza, parte del Trattato di Lisbona del 2007, si pone in violazione dell'art. 117, comma 1, Cost. che impone il rispetto degli obblighi comunitari tra i quali quelli discendenti dal Trattato."

Opinione espressa a titolo personale - in corrispondenza con lo scrivente - dal Professor Daniele Trabucco, Associato di diritto costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera), nonché professore di Diritto internazionale, a contratto, presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Prospero Moisè Loria di Milano. 

Dunque la partita con la Corte Costituzionale è ancora aperta: si è giocato solo il primo tempo ed è teoricamente possibile ancora arrivare davanti ai Giudici della Corte Costituzionale.

© Luca Scantamburlo
2 luglio 2020

Photo credit: Unsplash.com, Tingey Injury Law Firm, West Charleston Boulevard, Las Vegas, NV, USA

PRIMA PARTE

PER APPROFONDIMENTI

* CARUSO Corrado, professore, "La Corte costituzionale riprende il «cammino comunitario»: invito alla discussione sulla sentenza n. 269 del 2017", 8 dicembre 2017, Forum Costituzionale

* RUOTOLO Marco, professore, "Quando il giudice deve fare da sè", 22 ottobre 2018, Questionegiustizia.it

* RODARO Michele, Avv., (Foro di Udine) ricorso Scantamburlo Luca et al., Info sulle ordinanze di rigetto dei giudici del Tribunale di Trieste, e le carte di ricorso e reclamo del contenzioso (omessa la documentazione prodotta dall'Avv. Distrettuale dello Stato, l'Avv. Lorenzo Capaldo che in ogni caso è ricostruita nei passaggi, dalla ordinanza del Collegio). https://vaccinoconsapevole.blogspot.com/p/civile-procedimento-i-documenti.html?m=1

mercoledì 1 luglio 2020

DIRITTO ED AUTODETERMINAZIONE IN TEMA DI SALUTE: LIBERTÀ DI SCELTA prima parte

 di Luca Scantamburlo  | 18 giugno 2020 | PRIMA PARTE

È tempo di una nuova normalità.

Sono oltre tre anni che personalmente lotto - non solo con Valentina De Guidi al mio fianco nelle azioni civil - ma anche da solo prima, e poi con tanti genitori che mi hanno aiutato con le spese giudiziarie sostenute nei contenziosi del penale e del civile.
Chiarisco una volta per tutte: il diritto alla autodeterminazione ed al principio consensualistico libero ed informato in ambito medico-terapeutico, è un caposaldo del diritto già consolidato. Non è in discussione. È patrimonio della dottrina ed anche della prassi sanitaria e non si può certo metterlo in discussione con un sondaggio, e men che mai con un dibattito parlamentare (le conquiste dei diritti umani non possono che trovare aggiornamenti migliorativi e non peggiorativi).
Il punto è un altro: può l'obbligo vaccinale - e dunque una decisione parlamentare - declinare un eventuale obbligo con una compressione degli altri diritti costituzionalmente garantiti?
La sentenza nr. 5/2018 della Consulta - esito del ricorso della Regione Veneto contro il Decreto Lorenzin e contro la legge 119/2017, impugnate in ricorso in via principale - ha stabilito che nell'ottica del bilanciamento fra AUTODETERMINAZIONE del singolo, e potere autoritativo dello Stato a tutela della salute della collettività, il diritto ai servizi educativi 0-3 anni di età, ed il diritto scolastico nella fascia 3-6 anni di età, possono essere compressi e subordinati ad un certificato vaccinale.
Nondimeno la ordinanza del Tribunale di Trieste del 30 ottobre 2019 (Collegio del Tribunale di Trieste, tre giudici, chiamati a pronunciarsi su un reclamo avverso Ordinanza di rigetto di un ricorso cautelare d'urgenza), ha aggiunto una considerazione giurisprudenziale ulteriore, seppur confermando quanto statuito dalla sentenza 5/2018 della Corte Costituzionale: la frequentazione scolastica anche nella fascia 3-6 anni di età (e di conseguenza anche nella scuola dell'obbligo) è un diritto soggettivo, alla istruzione (scuola della infanzia) e non un interesse legittimo dell'individuo, di fronte a cui la P.A. può esercitare limitazioni ed intermediare come potere autoritativo dello Stato. Questa questione giuridica fino all'ottobre 2019 ed alla decisione del Collegio del Tribunale di Trieste, non aveva trovato prima un accordo unanime fra i giuristi a livello accademico, né risultavano precedenti pronunciamenti giurisprudenziali che avessero fatta una qualche luce.
Nella sentenza nr. 438/2008 della Corte Costituzionale si cita la Convenzione di Oviedo in materia di consenso libero ed informato (ricordando che manca il deposito della ratifica). 
Dunque la Consulta l'ha usata già come ausilio interpretativo, analogamente da quanto fatto precedentemente dalla Suprema Corte di Cassazione nel 2007, chiamata a pronunciarsi sul ricorso del padre di Eluana Englaro. 
Ma la Consulta cita anche la CDFUE (Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea), Carta di Nizza, altrettanto importante, se non ancora più cogente visti gli altri diritti comunitari che essa tutela, come il diritto alla istruzione ed alla formazione, ed alla non discriminazione.
Così come aveva fatto anche la Corte di Cassazione, nel medesimo caso Englaro, che aveva anch'essa citato la CDFUE.

Nella sentenza nr.438 della Corte Costituzionale del 2008 si dice chiaramente che :

(...) "L'art. 5 della Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, firmata ad Oviedo il 4 aprile 1997, ratificata dall'Italia con legge 28 marzo 2001, n. 145 (seppure ancora non risulta depositato lo strumento di ratifica), prevede che «un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona  interessata abbia prestato il proprio consenso libero ed informato»; 
l'art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, sancisce, poi, che «ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica» e che nell'ambito della medicina e della biologia deve essere in particolare rispettato, tra gli altri, «il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge». 
La necessità che il paziente sia posto in condizione di conoscere il percorso terapeutico si evince, altresì, da diverse leggi nazionali che disciplinano specifiche attività mediche: ad esempio, dall'art. 3 della legge 21 ottobre 2005, n. 219 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati), dall'art. 6 della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nonché dall'art. 33 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale), il quale prevede che le cure sono di norma volontarie e nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se ciò non è previsto da una legge. 
La circostanza che il consenso informato trova il suo fondamento negli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione pone in risalto la sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all'autodeterminazione e quello alla salute, in quanto, se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonché delle eventuali terapie alternative; informazioni che devono essere le più esaurienti possibili, proprio al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, quindi, la sua stessa libertà personale, conformemente all'art. 32, secondo comma, della Costituzione. 
Discende da ciò che il consenso informato deve essere considerato un principio fondamentale in materia di tutela della salute, la cui conformazione è rimessa alla legislazione statale"

Quindi, quello che conta è l'argomentazione in difesa del diritto da parte di un legale in giudizio, o da parte di un giurista chiamato ad esprimersi come consulente. Quello che conta non è tanto la singola carta, ma la difesa dei diritti conquistati. E le singole carte si rafforzano a vicenda. Citare ed invocare una singola carta, fingendo che non esistano altre carte, o diritti costituzionali, in ogni Stato, lì é la insidia e il rischio.

La Convenzione di Oviedo non regolamenta la non discriminazione e la inclusione scolastica.
Citata come ausilio interpretativo va bene, come unica risorsa é un azzardo. Per i motivi spiegati da me ed anche da Barbara Todisco e gli altri genitori del Coordinamento Nazionale Genitori per la libertà di scelta, che si consultarono anche con un legale, in proposito, mettendo in luce la insidia dell'art.26 con cui gli Stati possono, se vogliono, andare in deroga al principio consensualistico sancito all'art. 5 della Convenzione di Oviedo stessa. 
Nel diritto si ragiona spesso con la formula ed il pensiero del "in combinato disposto". I diritti costituzionali sono interpretabili. Ed inoltre, bisogna imparare a ragionare non per camere stagne.
La Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea, in acronimo CDFUE, già carta di Nizza, è inclusiva anche di altri diritti (non solo del principio del consenso libero ed informato in ambito medico terapeutico), è una carta vincolante giuridicamente per l'Italia sin dal 2009, e tutela anche la inclusione, la non discriminazione (nemmeno per convincimento personale), e la formazione ed educazione scolastica.
Anche la Carta di Nizza tutela il principio consensualistico (al suo art. 3). Non ha la insidia dell'art.26 della Convenzione di Oviedo, con cui uno Stato se vuole può andare in deroga al principio consensualistico dell'art.5.
E richiama - questa Carta di Nizza, in acronimo CDFUE - anche il principio di proporzionalità recepito dal diritto comunitario, all'art.52, per cui nessuno Stato può mai annullare completamente i diritti dei cittadini della UE.
La qual cosa richiama in un certo senso il rinforzo alla riserva assoluta di legge del II comma dell'articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana, che afferma la tutela ed il "rispetto della persona umana", che mai la legge può valicare e conculcare, neppure se dispone un trattamento sanitario obbligatorio.
Ne discende come corollario che ove vi sia discriminazione, non può esservi tutela della dignità umana secondo la nostra carta costituzionale; motivo per cui la discriminazione assoluta di accesso scolastico nella fascia di età 3-6 anni di età, nella scuola della infanzia, è già palesemente lesiva di diritti soggettivi dei minori e dei loro genitori nei loro coinvincimenti personali (obiezione attiva ad un atto sanitario invasivo e rischioso).

© Luca Scantamburlo

18 giugno 2020

Fonte: https://telegra.ph/DIRITTO-ED-AUTODETERMINAZIONE-IN-TEMA-DI-SALUTE-LIBERTA-DI-SCELTA-06-18
18 giugno 2020, prima versione divulgata pubblicamente

SECONDA PARTE

APPROFONDIMENTI

Per approfondimenti sulle garanzie costituzionali nel merito di un trattamento sanitario obbligatorio, nel pieno rispetto della persona umana, della dignità umana, per una non discriminazione, si legga in proposito la relazione I diritti fondamentali nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, relazione predisposta in occasione dell'incontro della delegazione della Corte Costituzionale con il Tribunale costituzionale della Repubblica di Polonia, Varsavia, 30-31 marzo 2006.

Photo credit: Markus Spiske, Unsplash.com, Wöhrder Wiese, Nürnberg, Deutschland

SECONDA PARTE

domenica 28 giugno 2020

LA COSTITUZIONE NELLO STATO D'ECCEZIONE



di Luca Scantamburlo
AUDIO DISCORSO
27 giugno 2020, Udine

La Costituzione nello stato d'eccezione 1

Ringrazio il dr. Lucio Brovedan ed Alessandro, organizzatori di questo evento ed incontro pubblico di piazza. Ringrazio l'on. Sara Cunial, deputato, per aver difeso i diritti costituzionali ed essere stata d'esempio in Italia ed in Europa, accendendo vari fuochi di resistenza. Ringrazio tutti voi che affollate la Piazza I maggio di Udine, dimostrandovi cittadini partecipi alla vita sociale, civile, e vogliosi di contare, di essere presenti. Vogliosi di resistenza contro provvedimenti illegittimi ed incostituzionali. Comincio da un giuramento solenne. E' retorica od un giuramento dalle conseguenze giuridiche e morali? La domanda non è banale: 

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell’interesse dell’amministrazione per il pubblico bene”2.

Questa è la formula di giuramento con cui un poliziotto, od una poliziotta, al termine del corso allievi agenti dopo otto mesi formazione, entra formalmente con la sua divisa in servizio nella Polizia di Stato.

Si nomina la Costituzione della Repubblica Italiana. Legge fondamentale dello Stato. Al vertice di tutte le leggi, nella gerarchia delle fonti. E chi esercita funzioni pubbliche giura. Giurano anche i Ministri quando prendono servizio ed incarico, dopo la loro nomina (art. 54 Cost.). Chi esercita funzioni pubbliche, ha il dovere di adempierle con disciplina ed onore (sempre art. 54 Cost.). 

E chi giura da Ministro, come giura? Esiste una formula di giuramento per loro, che poco si discosta:

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”.3

Anche i militari giurano 4:

«Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni »

La conosciamo veramente la nostra Costituzione? Oggi siamo tutti qui, riuniti pacificamente senza armi in luogo pubblico, previa autorizzazione rilasciata dalle Autorità di P.S. Quale articolo della Costituzione ci consente questa libertà di essere qui oggi in piazza I Maggio? Tre articoli: l'art. 16 (libertà di circolazione e soggiorno 5) e l'art. 17 della Cost. (libertà di riunione), e l’art. 21 della Costituzione che tutela la libertà di espressione del pensiero, con parola ed ogni altro mezzo.
La Costituzione della Repubblica italiana: 139 articoli che enunciano principi fondamentali, diritti e doveri dei cittadini, rapporti etico-sociali, e l'ordinamento della Repubblica. Un anno e mezzo per redigere la carta, dopo aspre discussioni: 556 gli eletti all'Assemblea Costituente, di cui 535 uomini, 21 donne. Ed in seno a questa la cosiddetta Commissione dei 75, appositamente scelti per scriverla: 70 uomini e 5 donne. 
Ma quante di queste libertà che noi davamo per scontate, sono state compresse, limitate, durante la fase 1 dell'emergenza Covid-19? Sono state le misure di contenimento a comprimerle, decise dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri a seguito dei Decreti legge emanati d’urgenza e poco discussi in Parlamento, che li ha convertiti in legge in gran fretta (soprattutto il primo) senza però circoscrivere il potere dell'Esecutivo, che è diventato arbitrario con questi provvedimenti normativi (i DPCM.) 
Se essi sono disposizioni attuative, sarebbero Regolamenti. Se invece non sono Regolamenti, sarebbero delle ordinanze extra ordinem. In ogni caso sono atti amministrativi che non hanno forza di legge (non sono come i decreti legge o i decreti legislativi, atti aventi forza di legge). La delega del Parlamento al Governo è stata chiaramente in bianco, dando la possibilità al Governo di adottare: “ogni misura di contenimento e di gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica”.
Misure compresse in una ottica di bilanciamento con il diritto, sempre di rango costituzionale, di tutela della salute. Apparentemente. Nondimeno la delega al Governo, da parte del Parlamento (soprattutto con il primo decreto legge, il nr. 6 del 23 febbraio 2020) è risultata, appunto, una delega in bianco. Senza indicazioni precise, senza criteri specifici su come adottare e modulare le misure che poi avrebbero intaccato pesantemente sulle libertà personali, fondamentali, violando dunque la riserva di legge (solo la legge di rango primario può disciplinare certe materie, dice la Costituzione, non un mero atto amministrativo, normativa di rango secondario nella gerarchia delle fonti).
Tante sono le libertà compromesse: quella di culto (“fede religiosa”, Art. 19), di circolazione (art. 16), di riunione (art.17), di libertà di iniziativa economica (Art.41), diritto allo studio (Artt. 33-34), ma soprattutto la libertà personale che è inviolabile (Art. 13) e i diritti inalienabili della persona di cui all’Art. 2. Per non dire del diritto alla difesa dei propri interessi legittimi o diritti: sul diritto ad agire in giudizio per la la loro tutela, nonché sul diritto alla difesa tutelato all’articolo 24 della Costituzione.
Il tutto, ad esempio per la libertà di circolazione, grazie alla presenza nell'art. 16 di una riserva di legge rinforzata, “salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Appunto la legge, non una fonte secondaria.
E per tanti altri diritti costituzionali, non solo l'Esecutivo ed il Parlamento non hanno rispettato la riserva di legge: le misure di contenimento sono state adottate in apparente non rispetto di quanto affermato dall’art. 5 del Trattato UE che enuncia il principio di proporzionalità, e questo è più evidente oggi, durante la Fase 2, con questa ossessione per il distanzialmento sociale e l’uso di mascherine di comunità. Le Autorità, la Pubblica amministrazione devono infatti sempre adottare provvedimenti che non siano eccessivamente e ingiustificatamente invasivi, troppo severi e restrittivi, e che potrebbero causare un danno alle libertà ed ai diritti soggettivi dei singoli, eccedendo il presunto beneficio che si vuole perseguire e causando un danno peggiore del male che si vuole curare. 
Nello stato d'eccezione i diritti costituzionali sono stati compressi oltre misura, ed è stato violato anche il principio di legalità sul piano formale e sostanziale, secondo certi giuristi (prof. Daniele Trabucco 6).
La Costituzione però chiama tutti alla vigilanza sul suo rispetto: la difesa della patria (art. 52), la fedeltà alla Costituzione (art.54) ed alla Repubblica, la sovranità del popolo ed il suo esercizio (art.1), riguarda tutti noi, che siamo il popolo sovrano.
Una carta costituzionale che ci ha consentito di non essere più sudditi ma cittadini. Gherardo Colombo, già magistrato, in una bellissima prefazione ad una edizione del 2018, diceva che i costituenti hanno messo al posto più alto, la priorità della “tutela della dignità dell'essere umano”7
Come diceva Piero Calamandrei, insigne giurista e padre costituente (componente della Commmissione dei 75): “La libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare".
Queste parole furono pronunciate a Milano nel Salone degli Affreschi della Società umanitaria (gennaio 1955), in occasione di un ciclo di conferenze voluto da studenti universitari e delle superiori.
Calamandrei sosteneva che la nostra Costituzione è “progressiva”, una carta pensata per il futuro ed è solo in parte una realtà, è ancora un programma, un ideale incompiuto. Un impegno, un lavoro da compiere. Ma la cosa più significativa detta da Calamandrei, è che in ogni cittadino vedeva e riconosceva una “fiamma spirituale”, perché la Costituzione non è un semplice pezzo di carta, non è una macchina che se messa in moto, va avanti da sé: bisogna metterci il carburante, il “combustibile”. Cioè metterci impegno, la volontà di mantenere le promesse del dettato costituzionale, cioè gli ideali di libertà e giustizia sociale che sono proclamati. 
“Sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo” sono le testuali parole di Calamandrei, di quel lontano 1955, ed è per questo che siamo oggi, qui riuniti in Piazza I Maggio, ad Udine, il 27 maggio 2020, perché eccezionali furono i tempi in cui nacque la Costituzione nell'immediato dopoguerra fra le macerie e la morte seminata dalla seconda guerra mondiale. 
Fra il 1946 ed il 1947 vi fu il “radicale rovesciamento nel rapporto con lo Stato”, come lo definì Nilde Iotti, madre costituente nella Commissione dei 75, perché da sudditi gli italiani divennero cittadini repubblicani; ed eccezionali sono i tempi di oggi, in cui le misure di contenimento del contagio provvisorie, qualcuno vorrebbe renderle permanenti, strutturarle permanentemente, trascinando così la Repubblica, il popolo, in una “buia notte”, verso un “colpo di stato permanente”, come lo ha definito il professor Gaetano Azzariti, un docente costituzionalista dell'Università degli Studi di Roma, La Sapienza 8
Lo stato di eccezione vuole farsi regola, ma questo contrasto con il monito di alcuni mesi fa della Presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, che ha parlato di “proporzionalità”, “temporaneità” e “provvisorietà” come criteri da seguire nel disporre misure per rispondere ad emergenze e crisi, avendo sempre al centro la Costituzione come bussola, nella gestione emergenziale 9.

Noi vogliamo tornare a vivere, a respirare, ad essere presenti, metterci quello che Calamandrei definiva il “senso civico”, la “coscienza civica”, perché gli imprenditori italiani tornino a lavorare senza paura, tornino a guardare con speranza al futuro, salvando le loro aziende, i loro esercizi commerciali, il sacrificio di una vita, ed il lavoro di milioni di italiani, loro dipendenti finiti in cassa integrazione o disoccupati. E ce lo abbiamo messo il senso civico, esercitando il principio di sussidiarietà orizzontale espresso al IV comma dell'art. 118 della Costituzione. Settimane fa il Capo della Protezione Civile – il dr. Angelo Borrelli – ha rivolto una nota protocollata al Ministro della Istruzione Azzolina, promuovendo l'autonoma iniziativa di alcuni cittadini e genitori che negli ultimi due mesi hanno fatto istanza al Ministro per un ritorno ad una normale attività educativa e scolastica, in presenza e non a distanza, e senza irragionevoli ostacoli alla socialità o vincoli sanitari. Il dr. Borrelli ha commentato solo una parte di questa istanza di cittadini e genitori, facendone degli estratti, e l'ha indirizzata al Ministro della Istruzione, onorando il suo dovere di funzionario pubblico, che promuove l'attività dei cittadini, se nell'interesse generale. 
Senza rispetto della dignità umana non può esservi una autentica tutela della salute individuale e collettiva come da art. 32 della Cost.: senza lavoro, non vi è dignità, e senza rispetto della persona umana, nessun trattamento sanitario obbligatorio è consentito per la riserva di legge assoluta rinforzata, e come corollario, laddove una legge od una norma, si riveli discriminatoria socialmente, non può esservi rispetto della persona umana, della dignità. 
Esiste la riserva di legge assoluta e rinforzata all'art. 32 della Costituzione, ove si dice all'ultimo comma: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
Si evince dunque che una eventuale discriminazione sociale disposta a livello normativo in ambito sanitario, sarebbe inaccettabile ed inammissibile per espresso dettato costituzionale (ultimo comma art. 32 Cost., in combinato disposto con gli art. 2-3-13 della Costituzione), anche sulla scorta di una interpretazione proprio di una delegazione della Corte Costituzionale, in visita in Polonia nel marzo 2006, la quale scrisse nella relazione predisposta per l'incontro con il Tribunale costituzionale polacco, che bisogna escludere – in merito ai trattamenti sanitari obbligatori - “qualsivoglia finalità discriminatoria del trattamento”. 
Lo dico, questo, anche per ricordare le migliaia e migliaia di vittime di reazioni avverse alle vaccinazioni, obbligatorie o facoltative. Lo Stato ha riconosciuto poche centinaia di queste vittime, indennizzandole ai sensi della Legge 210/1992. Ci sono infatti migliaia di famiglie italiane che hanno un loro caro affetto da sospette reazioni avverse, croniche, e dunque danni permanenti ed irreversibili all'integrità psicofisica a seguito di vaccinazione, che mai hanno avuto riconoscimento dalle Commissioni medico-ospedaliere, oppure che hanno perso i ricorsi in Tribunale contro il Ministero. Anche per queste famiglie prigioniere del silenzio e di un dolore atroce, io dico con tutti voi: qualunque obbligo delle vaccinazioni sia previsto - contro il quale comunque io sono contrario per principio – io dico: 

*  no alla declinazione dell'obbligo nella direzione del ricatto sociale;

* no alla discriminazione di accesso come quella prevista per la scuola della infanzia, una discriminazione sanitaria assoluta ed indiscriminata verso bambini non vaccinati per scelta consapevole dei genitori, ma sani, che è già lesiva dei diritti fondamentali dei cittadini della Unione Europea, perché non rispetta gli artt. 3-14-21 e 52 della Carta di Nizza, vincolante giuridicamente per l’Italia;

* no alla medicalizzazione forzata e no a misure obbligatorie di screening o test sierologici o tamponi, che devono restare sempre facoltativi, soggetti a libero consenso informato perché atti sanitari invasivi e quindi rischiosi; dunque non possono essere coercitvi, perché la tutela della dignità umana è un diritto umano, naturale, soggettivo, imprescindibile ed inviolabile, e tutelato anche da carte e convenzioni a livello sovranazionale.

Ora, mentre si ridimensiona il rischio in termini di letalità e mortalità della infezione SARS-Cov-2 (ma già a marzo 2020 il Ministero della Salute definiva questa malattia a bassissima mortalità), e la curva epidemiologica continua a scendere, e l'agente patogeno di dimostra non aggressivo verso la maggioranza della popolazione giovane ed adulta, e già mutato ed adattato presso il sistema immunitario, vogliamo che i nostri figli tornino a scuola in condizioni di normalità, senza vincoli sanitari ricattatori, perché nella popolazione pediatrica questa malattia infettiva si è rivelata una malattia a decorso benigno, ed i nostri figli meritano di riabbracciare le loro maestre ed i loro maestri, i loro compagni e compagne di scuola, i loro professori e professoresse, rivedere il compagno di banco senza paura dell'untore o del contagio, senza inutili mascherine al volto quando non vi sono sintomi, e senza il vuoto di un distanziamento sociale imposto in modo indiscriminato a milioni di persone sane ed asintomatiche, quando la stessa OMS parla di distanziamento di 3 piedi verso soggetti sintomatici, non verso soggetti che non hanno sintomi febbrili e respiratori. 
Laddove le misure di contenimento si strutturano in un futuro indefinito, violando il principio di proporzionalità e violando la verità dei fatti continuamente alterata da una narrazione mistificante e fondata sul terrorismo psicologico, ebbene la domanda è: cosa vogliamo per il nostro futuro? 
Un mondo distopico fondato sulla paura, sul distanziamento sociale, sull'atrofizzarsi delle relazioni interpersonali? Vogliamo veramente un mondo di automi, di uomini e donne macchina, sottoposti a regole che disumanizzano i rapporti sociali, cambiano e stravolgono la società e l'essere umano (in senso neurofisiologico ed ontologico), e conducono ad un inferno in terra?
O vogliamo invece riappropriarci della vita e del suo respiro, della luce e dell’aria fresca, dell'essere umani autenticamente in relazione sociale e non schiavi dell’ignoto, di apparati informatici e di connessione dati senza fili ad alte frequenze, di un sistema che tutto riduce ad una medicina scientista e centrata sul business farmaceutico e tecnologico, e non sulla persona e sui suoi reali bisogni?

20 magistrati italiani hanno scritto ad aprile 2020 una lettera appello pubblicata da Agenzia Radicale, in cui dicono. 


“ […] come ben illustrato in questi giorni da numerosi autorevoli giuristi, è pacifico che la quasi totalità dei provvedimenti adottati per impedire determinate condotte ai cittadini è costituzionalmente illegittima sotto il profilo formale, per violazione della riserva di legge prescritta dalla Costituzione repubblicana. Tutte le energie – morali, materiali, economiche – che sono state impegnate nell’additare falsamente come untori i cittadini innocenti e nel perseguirli con strumenti sempre spropositati (gli elicotteri contro i bagnanti) e a volte palesemente illegittimi (le irruzioni di persone e droni nei luoghi di privata dimora) sono state distratte dalla ricerca delle vere cause dei contagi e dal perseguimento dei rimedi legittimi ed efficaci agli stessi. Il rispetto della Costituzione e delle leggi è un DOVERE dell’autorità.”10


Io mi unisco a loro e dico: semmai le scuole, le università, i luoghi di spettacolo artistico o sportivo, le biblioteche, i teatri, i cinema, le discoteche, le piazze, ed ogni luogo ove è prevista aggregazione ed assembramento, continueranno a vivere l'incubo del distanziamento sociale, misura oramai irragionevole rispetto al rischio epidemiologico corso, si getteranno le basi per un mondo distopico ove le pretese del legislatore-scienziato e del legislatore-medico, assurgeranno a leggi inique, norme figlie di un potere assoluto e dispotico, non rispettoso della dignità dell'essere umano, e non rispettoso del principio personalistico e di quello consensualistico, già patrimonio della giurisprudenza costituzionale e di quella internazionale. La medicina è Ars Medica: arte medica e non scienza esatta. Essendo tale, è soggetta a continui errori di valutazione e le Autorità non possono brandirla come una spada, usando l'alibi della tutela del diritto alla salute pubblica, e tiranneggiando gli altri diritti costituzionali fino al loro annullamento.
Ma se anche un simile mondo totalitario prendesse forma – un mondo distopico, infernale perché disumano, meccanizzato e digitalizzato ove gli esseri umani sono tanti robot senza anima solo apparentemente liberi, totalmente privi di capacità critica e di vigilanza sul potere dello Stato – sono fiducioso che vi sarà sempre qualcuno che dirà no, che si opporrà: o rifugiandosi sopra una montagna, o nella fitta foresta di qualche isola o nel deserto di qualche continente. E se vi sarà comunque almeno un uomo od una donna liberi nel mondo, se rimarranno anche solo due persone capaci di autodeterminarsi ed abbracciare il proprio prossimo senza paura, allora vi è e vi sarà speranza. 
La speranza che finalmente un giorno questo immenso potere tecnocratico visibile ed invisibile che sta infiltrando e corrompendo, sia le Istituzioni sia la vita quotidiana, si sgretolerà e crollerà su se stesso, perché l'essere umano custodisce veramente una fiamma spirituale inestinguibile dentro di sé, un qualcosa di irriducibile, celato nel nostro intimo, che ci consente di sognare, di osare oltre ogni ostacolo, oltre ogni confinamento, di superare ogni difficoltà della vita attraverso la volontà, la resilienza, il coraggio. 

L'essere umano può sempre esprimere quella forza interiore e ricchezza d'animo che ci rende esseri umani e non fredde macchine, le quali – a differenza di noi - sono incapaci di amare incondizionatamente, e meravigliarsi di fronte ad un tramonto o alla nascita di un bambino. 
Grazie a tutti.

Luca Scantamburlo

Piazza I Maggio, 27 giugno 2020, Udine


Photo credit: "We the People", Anthony Garand, @garand, Unsplash.com
I
con: 
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Per approfondimenti sulle garanzie costituzionali nel merito di un trattamento sanitario obbligatorio, nel pieno rispetto della persona umana, della dignità umana, per una non discriminazione, si legga in proposito la relazione I diritti fondamentali nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, relazione predisposta in occasione dell'incontro della delegazione della Corte Costituzionale con il Tribunale costituzionale della Repubblica di Polonia, Varsavia, 30-31 marzo 2006.

1 Il presente testo è la traccia seguita da Luca Scantamburlo – integrata da riflessioni a braccio, improvvisate sul momento - durante il discorso tenuto in Piazza I Maggio, il 27 giugno 2020 a Udine, in occasione della manifestazione ed incontro pubblico “Fuochi di resistenza Udine”, organizzata dal dr. Lucio Brovedan et al. Poco prima del discorso, Luca Scantamburlo ha chiesto al pubblico presente in piazza di osservare 1 minuto di silenzio per onorare le 81 vittime della Strage di Ustica, del 27 giugno 1980, in rispetto del dolore dei loro familiari.

2 La formula del giuramento https://www.poliziadistato.it/statics/11/la-formula-del-giuramento.pdf

Tutti i cittadini hanno il dovere di difendere la Patria (art. 52 Cost.). Ed essere fedeli alla Repubblica (sempre art. 54 Cost.).

3 Stabilita dalla Legge n. 400/1988, art. 1 comma 3, disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

4 Dal Regolamento di disciplina militare.

5 Art. 16, con riserva di legge rinforzata, Corte Cost., sentenza n. 68/1964.

6 Prof. Daniele Trabucco, “Sull’(ab)uso dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri al tempo del Coronavirus: tra legalità formale e sostanziale”, Astrid rassegna n. 5/2020.

7 Prof. Gherardo Colombo, prefazione di, Ed. Garzanti, 2018, I piccoli grandi libri Garzanti, “La Costituzione italiana”.

8 Prof. Gaetano Azzariti, “Il diritto costituzionale d’eccezione,” Editoriale scientifica, aprile 2020, fascicolo 1.

9 Presidente Marta Cartabia, Corte Costituzionale, “L’attività della Corte Costituzionale nel 2019”, 28 aprile 2020. Palazzo della Consulta.

10 “La Costituzione non si sospende: il fine non giustifica i mezzi. Appello di un gruppo di magistrati” Categoria: DIRITTI E LIBERTA', pubblicato Giovedì, 30 Aprile 2020, Agenzia Radicale, http://www.agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/6223-la-costituzione-non-si-sospende-il-fine-non-giustifica-i-mezzi-appello-di-un-gruppo-magistrati

sabato 4 aprile 2020

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL FVG: CANI E BAMBINI, DIRITTI A CONFRONTO NELLA EMERGENZA COVID-19

Photo by Jude Beck, Unsplash

LETTERA APERTA/ APPELLO inviata in data 04 aprile 2020

OGGETTO:
*Ordinanza Regionale FVG,_n_7_PC_FVG_dd_03_04_2020

* SPOSTAMENTI E ATTIVITÀ ALL’INTERNO DEL COMUNE DI RESIDENZA
FAQs, Domande e risposte sull'emergenza COVID-19, Regione Autonoma FVG

*CDFUE, Carta di Nizza, art. 52,, portata dei diritti garantiti,
principio di proporzionalità del diritto comunitario

* Circolare Gabinetto Ministero Dell'Interno, N. 15350/117(2) Uff.III-Prot.Civ.
Roma, 31 marzo 2020

* Ordinanza Ministero della Salute, 20 marzo 2020,
art. 1, comma b)


Gentilissimo Sig. Presidente Massimiliano Fedriga, dr.
Presidente Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
TRIESTE, Piazza dell'Unità d'Italia, 1

e pc a Il Gazzettino Redazione di Udine / Il Messaggero Veneto / Il Piccolo di Trieste
e p.c. ai Social Network / pubblico /siti web

mi rendo conto che Lei è un decisore politico su cui grava la responsabilità di agire nel Suo ruolo a tutela della salute pubblica, anche e soprattutto in situazioni emergenziali. Non voglio sminuire questa Sua difficoltà - in leale collaborazione con lo Stato secondo il principio di sussidiarietà verticale -  nel gestire un problema epidemico/pandemico, che mette a repentaglio la salute dei più vulnerabili, soprattutto gli anziani (in particolare coloro con quadri di comorbilità), ma dalla lettura dell'ultima sua ordinanza urgente e contingibile regionale, si evince - come corollario giuridico indiretto - che i cani hanno, paradossalmente, più diritti dei nostri figli minori in FVG, in merito ad aria, luce, e movimento.
Le deiezioni dei cani hanno la priorità rispetto all'esigenza dei nostri bambini di vedere la luce del sole o il verde di un prato, e di camminare con un solo genitore, almeno nei pressi di casa (rispettando il divieto di assembramento). La trovo una cosa irrispettosa di una società civile e democratica. 
Forse non era certo questo il risultato voluto, l'intenzione, ma di fatto, questa è la situazione che si è configurata.
Voglio sperare che nella prossima Sua ordinanza urgente, le sue decisioni sposino o si allineino a quelle già specificate dalla circolare del Palazzo del Viminale, Ministero dell'Interno (31.03.2020), in merito alla interpretazione dello spostamento lecito nei pressi di casa, senza assembramento, da parte di un solo genitore, per garantire quel camminare ai bambini che senz'altro renderà loro meno penoso questo confinamento fisico ed affettivo, ed avrà indubbi benefici sul loro stato psicofisico.


"[...] Nella medesima ottica, per quanto riguarda gli spostamenti di persone fisiche, è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute."

Circolare Gabinetto Ministero Dell'Interno, N. 15350/117(2) Uff.III-Prot.Civ. Roma, 31 marzo 2020



"[...] resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona"

Ordinanza Ministero della Salute, 20 marzo 2020, art. 1, comma b),



 "1. Eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui. " 

CDFUE, Carta di Nizza, Articolo 52, Portata dei diritti garantiti, 





 Mi auguro che la prossima ordinanza regionale sia in linea con la Ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo 2020, la quale autorizza l'attività motoria all'aperto (e la passeggiata lo è senza dubbio).  E più rispettosa a mio modesto avviso del principio di proporzionalità del diritto comunitario, già stabilito dalla Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea (CFUE), la Carta di Nizza, all'art. 52, comma 1, ove si cita espressamente il principio di proporzionalità del diritto comunitario nell'adozione di misure a tutela della collettività. Secondo tale principio, nessuna legge di uno Stato della Unione Europea - anche qualora stabilisca all'occorrenza una compressione o limite all'esercizio dei diritti - può sacrificare o compromettere il nucleo essenziale dei diritti dei cittadini ("il contenuto essenziale").
E la CDFUE, dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è vincolante giuridicamente per l'Italia.


Le dedico questa mia novella, una breve racconto di fantasia ("Il morbo di Tartaria"), nella speranza che trovi cinque minuti del Suo tempo e che, leggendola, qualche corda nel suo intimo vibri. Confido nella sua sensibilità di padre oltre che di essere umano sensibile, in questi drammatici giorni in cui centinaia di migliaia di persone, per non dire milioni, stanno perdendo il lavoro o stanno finendo in cassa integrazione. Senza considerare i loro datori di lavoro, disperati. 



Cordiali saluti 

 dr. Luca Scantamburlo 

 Cavazzo Carnico (UD

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NOVELLA DEL TERZO MILLENNIO 


"Il morbo di Tartaria"
di Luca Scantamburlo

Un giorno, in una valle della Carnia, scoppiò una epidemia. La malattia era respiratoria e non si sapeva da dove provenisse. Le persone più anziane si ammalarono più degli altri. Anche nei tanti anni del passato, l'inverno falciava vite, soprattutto nei mesi piu' freddi. Ma questa volta fu diverso. Tosse, febbre ed una polmonite atipica, in alcuni casi. 
Il morbo era più contagioso delle malattie stagionali del passato. Dicevano che era una malattia che proveniva dal Catai. Dalla terra delle spezie, dei Mongoli, oppure dal deserto dei Tartari.Qualcuno disse che era un flagello dalla mitica Tartaria, terra scomparsa dai libri di storia e dalle mappe.
Ma mentre negli anni precedenti i nonni morivano senza clamore d'influenza o polmonite, questa volta il giornale del villaggio, l'Eco del Villaggio, decise che i morti del morbo della Tartaria erano più importanti dei morti degli anni passati. Ed il suo Direttore ogni giorno sceglieva titoli roboanti, elogiando gli sforzi del podesta' nel tentativo di fermare il contagio.
Passarono le settimane, quasi tutte senza colore. Tutte uguali per gli abitanti del villaggio alpino, ma non per la natura, che continuava il suo respiro, il suo scorrere stagionale, fra lo spuntare delle gemme ed un fresco risvegliarsi della primavera. Giorno dopo giorno, gli abitanti del villaggio persero le libertà: di spostarsi (salvo permessi speciali, da validare) di lavorare (la fabbrica del villaggio chiuse....), di portare i figli alla scuola (la scuola chiuse, ma i fanciulli, confinati in casa, non furono contenti).Una mattina, un uomo qualunque, un padre, si guardo' allo specchio: gli occhi erano spenti.
Frammenti di una vita scorsero come in un montaggio caotico. A salti. Prima di tornare a vivere nel suo villaggio, aveva lasciato la valle carnica, tanti anni addietro 
Ed era andato a studiare a Mestre ed a Venezia. Il diploma alle superiori, dopo essere andato a sostenere l'esame finale in bicicletta, fra l'odore dei campi d'estate, nella campagna veneta.Poi il servizio militare, fra Belluno, Gemona del Friuli, Tarvisio, Udine, Bolzano, Dobbiaco e San Candido.
Il lavoro in una cella frigorifera a -25 gradi, ad impacchettare merci surgelate, il lavoro in un grande Teatro di Venezia, come maschera di sala.
E lo studio presso l'Università: storia, filosofa, storia della scienza, epistemologia, bioetica, psicologia, letteratura, ecc, 
La laurea, le tasse pagate per anni ed anni, il lavoro per tanti  anni come dipendente, presso un "padrone" severo, ma giusto. 
Poi il ritorno nella sua Carnia: e finalmente una sua famiglia: l'amore, l''essere diventato padre, le gioie, i momenti sereni e bui, le vacanze ed i compleanni.
 Ma la vita riserva sempre sorprese, e venne il declino: i litigi, le incomprensioni, la crisi di coppia, 
Il dolore di una famiglia in frantumi. La separazione.
Un giorno, nei giorni del contagio, l'uomo si guardò davanti allo specchio, dove le immagini della mente, sbiadite, fuggirono, ed egli vide negli occhi rassegnati, 
quelli di un animale destinato al macello. Provò vergogna. Di se stesso.
Uno dei suoi figli lo chiamò improvvisamente.
La voce veniva dall'uscio di casa.
Il padre gli si avvicinò.

"Papa', dove va XXXXXXX col cane ?"
"A passeggio ...."
"Papà, andiamo anche noi ?"
"Non possiamo, noi no...."
"Posso accarezzare il cagnolino quando torna  ?"
"Non so, non credo, non puoi...."
"Papà, possiamo andare a..."
"No, non possiamo.... Il podestà ci confina in casa per combattere il morbo...."

Il morbo dal Catai, o dalla mitica Tartaria, faceva paura. E la legge del podestà, per proteggere gli abitanti, era ferrea ed inflessibile. 
Rompere la catena del contagio era il comandamento. Ma i cani potevano ancora pisciare. Il podestà non sapeva, tuttavia, che la legge che volle separò gli abitanti non solo dagli altri, ma da se stessi. Non si rese conto che un altro morbo, indefinito e forse più insidioso, scorreva nelle vene degli abitanti del villaggio alpino, attecchiva nelle menti, corrodeva i cuori. Si alimentava della paura dell'ignoto, della paura del contatto. Della paura del tocco umano. E non vi era un antidoto. Strisciava silente nelle coscienze, paralizzando la dignità della persona. Il senso di comunità. Soffocando sul nascere il desiderio di stare nel mondo per essere felici.
Dopo un tempo indefinito in cui l'uomo vagava assorto nei suoi pensieri, il cane tornò. Si fermò davanti al bambino e pisciò sulla sua scarpa, abbaiando ad una farfalla e strattonando il guinzaglio. Dietro la mascherina indossata sul volto, il padrone nascose la vergogna e l'imbarazzo e fece finta di niente, ma una bestemmia masticata, in dialetto friulano, fu comunque udibile. Poi prese il cane in braccio e si allontanò senza una parola.

Il bimbo guardò l'urina del cane colare lentamente su scarpa e calzini, mentre una lacrima gli scendeva sulla guancia.

© Luca Scantamburlo
04 aprile 2020

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Fine novella (racconto di fantasia). Ogni riferimento a fatti, persone e circostanze realmente esistenti, è puramente casuale.

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INFO e RIFERIMENTI

SPOSTAMENTI E ATTIVITÀ ALL’INTERNO DEL COMUNE DI RESIDENZA
FAQs, Domande e risposte sull'emergenza COVID-19, Regione Autonoma FVG

"Posso uscire dalla mia abitazione per portare il cane?
Sì, a condizione che si rimanga nelle immediate vicinanze della propria abitazione, in area non frequentata da altre persone."
"È consentito camminare con i propri figli in prossimità della propria abitazione?"
No, non è consentito."

Fonte:https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/hp-new/in-evidenza/allegati/03042020_COVID-19_faq.pdf

Ordinanza contingibile e urgente n. 7/PCil Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia GiuliaMisure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID2019.

Fonte:https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/hp-new/in-evidenza/allegati/Ordinanza_n_7_PC_FVG_dd_03_04_2020.pdf

venerdì 28 febbraio 2020

IL DIRITTO COSTITUZIONALE DI INCLUSIONE SOCIALE E SCOLASTICA: DIRITTI SOGGETTIVI FRA EMERGENZE EPIDEMIOLOGICHE ED EMERGENZE DEMOCRATICHE



“Il ricordo va sempre tenuto in mente [...] la maestra mi ha accompagnato dal Preside, ed il Preside mi diceva che da domani non potevo andare a scuola, per motivi ministeriali”


testimonianza di Alberto Mieli (1925-2018), sopravvissuto all'Olocausto dopo l’esclusione scolastica (1938) a causa delle leggi razziali italiane, e la successiva deportazione in un campo di concentramento (intervista www.fanpage.it, giugno 2016)





di Luca Scantamburlo

09 febbraio 2020

https://dirittinelcuore.net/index.php/comunicati-stampa/16-il-diritto-costituzionale-di-inclusione-sociale-e-scolastica


La recente diffusione di più focolai epidemici di una malattia infettiva simil-influenzale e con casi di polmonite – dovuta ad un particolare coronavirus della stessa famiglia dei virus che causano raffreddori ed influenze e sulla cui origine poco di certo si sa – ha sollevato importanti questioni medico-scientifiche e cruciali questioni bioetiche e democratiche.
Le cause di questa malattia infettiva oscillano fra ipotesi di salto di specie animale-essere umano (in gergo tecnico si parla di "spillover"), poco probabile, ad una più verosimile ipotesi di incidente biotecnologico (con o senza dolo) avvenuto in qualche laboratorio di ricerca, con diffusione del virus che dalla metropoli asiatica di Wuhan in Cina si è propagato nei recenti mesi anche in altri paesi del mondo,
Tali questioni sono rilevanti soprattutto in merito all’informazione, alla sua trasparenza ed in merito alla tutela dei diritti civili ed umani.
Riepiloghiamo i fatti principali: alla fine di dicembre 2019 le autorità sanitarie della Cina hanno notificato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan (Provincia dell’Hubei). Poiché diversi dei casi iniziali sembravano connessi al Wuhan’s South China Seafood City market (un mercato del pesce), si è avanzata l’ipotesi che il contagio sia partito attraverso un meccanismo di salto di specie (animale-uomo). La situazione si è poi meglio definita quando, il 9 gennaio 2020, il China CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina) ha finalmente isolato ed identificato il patogeno responsabile del focolaio epidemico: un nuovo coronavirus denominato con la sigla "2019-nCoV".

I Coronavirus – ci spiega un documento dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) di Roma – "appartengono all’ordine dei Nidovirales (virus annidati, nested virus). Sono virus a RNA, elica singola [...] Le modalità di trasmissione delle infezioni da Coronavirus comprendono la via respiratoria e la via fecale-orale."
Sono organismi patogeni che – essendo a struttura detta a RNA, a catena semplice – tendono più di altri virus (come quelli a DNA) a mutare la loro struttura genetica ed adattarsi nel corso del tempo, secondo le circostanze. La loro replicazione avviene attraverso il metabolismo delle cellule dell’organismo che li ospita (in gergo tecnico chiamato "spettro ospite"). Questa tendenza alla mutazione per opportunismo rende abbastanza vani gli sforzi di contrastarli attraverso una possibile e futura campagna di vaccinazione a tappeto.

Lasciando da parte queste considerazioni tecniche, il cuore del problema è non solo sanitario, ma soprattutto sociale, democratico e giuridico, cioè afferente il diritto dei cittadini nel loro rapporto con il potere autoritativo dello Stato che interviene amministrando la cosa pubblica, garantendo i servizi sociali, di educazione ed istruzione, di assistenza e salute, e gestendo le emergenze (temporanee).
Le autorità sanitarie cinesi hanno confermato la trasmissione inter-umana del virus e hanno adottato straordinarie ed urgenti misure di contenimento, drastiche misure igienico-sanitarie di disinfezione, con la quarantena decretata per la città di Wuhan prima (una città con una area metropolitana di 11 milioni di abitanti, che non possono né entrare né uscire dal 23 gennaio 2020) e per altre città in seguito: le città asiatiche della Cina oggetto di provvedimento sono isolate e sottoposte a quotidiana sorveglianza sanitaria, militare e di polizia, una sorveglianza soprattutto dei comportamenti sociali per arginare il contagio e l’anomia (l’uso delle mascherine è obbligatorio in ogni luogo pubblico in stato di emergenza sanitaria), ma anche per evitare disordini. Sanitari e poliziotti si aggirano casa per casa monitorando la temperatura delle persone, sigillando abitazioni sospette di focolaio, ed interrogando gli abitanti su eventuali contatti con malati o sospetti di esserlo.

Questo contagio diffuso e progressivo di questa nuova malattia infettiva di origine virale (non ancora a livelli di una pandemia) – che ha portato giorni fa il nostro Paese a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria nazionale per sei mesi – ha scatenato ed evidenziato dinamiche psicologiche proprie non solo della psicosi di massa (la quale, invece che spontanea, sembra più indotta ed organizzata), ma anche della cosiddetta dissonanza cognitiva.

In Italia tutto questo si inserisce nel contesto politico sanitario di un Paese nominato a Washington DC capofila per cinque anni delle strategie vaccinali nel mondo. La nomina è avvenuta da parte dell'organismo GHSA (Global Health Security Agenda) nel settembre 2014 presso la Casa Bianca alla presenza del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dell’allora Ministro della Salute italiano Beatrice Lorenzin e dell’allora Presidente dell’AIFA prof. Sergio Pecorelli, poi dimissionario per sospetto conflitto di interesse.
Tutto questo ha visto successivamente emergere un altro fenomeno di proporzioni sociali non trascurabili per la dimensione dei numeri delle persone coinvolte, e molto vicino ed analogo alla situazione di messaggi contraddittori presenti nella situazione comunicativa del cosiddetto doppio vincolo (double-bind in psicologia). Infatti, da quasi tre anni, centinaia di migliaia di genitori italiani obiettori la vaccinoprofilassi sono stati o sono imprigionati in una situazione di doppio vincolo: fenomeno emerso a causa dell’inasprimento dell’obbligo vaccinale (già vigente) decretato d’urgenza dal Governo 3 anni fa (il Decreto 73/2017, poi convertito dal Parlamento in legge 31 luglio 2017 nr. 119).



DISSONANZE COGNITIVE E SITUAZIONE DI DOPPIO VINCOLO

Tale inasprimento legislativo statale ha adottato misure coercitive indirette a livello nazionale ignorando l’esistente consolidata prassi di acquisizione e tutela del principio consensualistico del paziente (o del suo rappresentante legale, ad esempio il genitore), il quale è stato colpevolmente dimenticato dal Legislatore nella sua dimensione e sfera soggettiva di diritti fondamentali già riconosciuti. Tale principio consensualistico è stato dunque oltraggiato e non rispettato nel nucleo essenziale, né è stato rispettato dal Legislatore il cosiddetto principio di proporzionalità che è patrimonio del diritto comunitario, assieme al più celebre principio di precauzione.

I genitori italiani sono attualmente presi fra due fuochi: se rinunciano ad esercitare un convincimento personale di dissenso rispetto all’atto sanitario vaccinale invasivo, a cui sono invitati dalle autorità, hanno garantito il rispetto dell’inclusione scolastica presso la scuola dell’infanzia e presso gli asili nido, se invece rivendicano un consenso libero ed informato e si azzardano ad esprimere un dissenso informato (sulla base di un principio consensualistico che la Corte del Palazzo della Consulta di Roma definisce "vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi nell’art.2 Cost. che ne tutela e promuove i diritti fondamentali e negli artt. 13 e 32 Cost.”, sentenza n. 438/2008) e dunque rifiutano, posticipano o ritardano di aderire all’atto sanitario profilattico delle vaccinazioni previsto per i figli, rischiano di veder pregiudicato il diritto costituzionale all’inclusione scolastica e sociale, in quanto la legge 119/2017 prevede la decadenza dalla iscrizione per chi non ottempera l’obbligo vaccinale, presso la fascia di età 3-6 anni (oltre a non poter godere del servizio di accudimento presso l’asilo nido, negli anni precedenti).

Questa situazione psicologica del doppio-vincolo – generato dal meccanismo di ricatto sociale introdotto da parte dello Stato, ove l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito (tutela della istruzione) è subordinato e vincolato ad un altro diritto costituzionalmente garantito (tutela della salute), pena severi provvedimenti punitivi – è stata egregiamente spiegata dal Prof. Marco Mamone Capria, matematico, docente e ricercatore presso l’Università degli Studi di Perugia, invitato come relatore alla conferenza stampa tenutasi presso la sala stampa della Camera dei Deputati (Montecitorio, 15 ottobre 2019), ed organizzata dall’On. Sara Cunial.
Il Prof. M. Mamone Capria – oltre a sottolineare il concetto di doppio-vincolo dell’antropologo Gregory Bateson – ha anche sottolineato come sia antiscientifica la squalifica del dissenso in seno alla comunità scientifica, la cui componente di minoranza non ne giustifica il soffocamento dell’opinione o la sua censura ("la pesatura si basa sulla qualità delle prove", non sui numeri di chi sostiene o aderisce ad una tesi piuttosto di un’altra).
Mi permetto solo di aggiungere che non esiste conflitto fra questi diritti costituzionali: uno permea l’altro, ed il conflitto è fittizio e costruito ad arte. Così come è importante comprendere che la questione giuridica più sottile da cogliere è la seguente: non è tanto l’obbligatorietà prevista dalla normativa vigente ad essere sotto accusa e contestata da alcuni giuristi, costituzionalisti ed avvocati, ma la declinazione di questa obbligatorietà che il Legislatore introduce, sacrificando diritti costituzionali con leggerezza e senza approfondimento di studio, senza rispetto della verità dei fatti e delle testimonianze di tante famiglie ed addetti ai lavori onesti intellettualmente, silenziati e minacciati nella loro vita professionale, e senza rispetto e conoscenza dello statuto epistemologico della medicina, la quale non è una scienza esatta, mai lo è stata e mai lo sarà.
La situazione paradossale e ridicola è la seguente: abbiamo numerosi esperti del sapere medico-scientifico – ma anche rappresentanti ed esecutori del potere politico – che, se da una parte affermano in questi giorni che misure di isolamento e contenimento dell’epidemia del nuovo coronavirus del 2019 (tramite cordoni sanitari e quarantena degli individui sospetti perché persone esposte al contagio) sono indispensabili ed urgenti, dall’altra parte mettono giustamente in guardia l’opinione pubblica dal fatto che non bisogna agire troppo drasticamente od impulsivamente sulla base di un presunto danno e del pregiudizio, e sempre tutelare l’inclusione sociale contro ogni discriminazione: si pensi ad esempio alle esternazioni del dottor Alberto Villani rilasciate al Corriere della Sera "Alunni danneggiati per un rischio teorico", 04 febbraio 2020, ma anche a quelle di un ente come l’AGia della Toscana, Autorità Garante per l’infanzia e adolescenza; quest’ultima ha infatti rivolto un appello perché non vi siano discriminazioni nei confronti del bambini cinesi, ed anche alcuni Sindaci si sono uniti al coro contro la sinofobia e contro la montante caccia alle streghe ed il clima di psicosi di massa.

Individui sani – ma di origine cinese – rischiano infatti la discriminazione sociale, la ghettizzazione e la caccia all’untore, perché rei di essere appartenenti ad una etnia e ad un tessuto sociale connesso od in relazione alla popolazione cinese, residente o meno a Wuhan e dintorni poco importa. Dunque portatori potenziali di un virus pestilenziale.
Naturalmente i cinesi residenti in Europa e nelle Americhe od in Africa, che non hanno avuto contatti stretti con parenti o amici provenienti dalla Cina, oppure non siano viaggiatori appena tornati dalle zone cinesi sottoposte a monitoraggio ed isolamento, hanno le stesse probabilità di infettarsi di un europeo o di un abitante delle Americhe o del continente africano.
Il pregiudizio, nondimeno, è forte ed il meccanismo della paura del diverso perché "appestato" scatta facilmente. La malattia di origine virale – che colpisce le vie respiratorie e può avere serie conseguenze, ma soltanto in certi casi – ha mietuto finora alcune centinaia di vittime, contagiandone alcune migliaia. Se ci si trova in buona salute e si viene curati con specifici trattamenti antivirali, la risoluzione dell’infezione da coronavirus è possibile, probabile e serena (dunque a morire e più a rischio sembrerebbero soprattutto coloro che soffrono già di pregresse malattie o disturbi respiratori, anziani o persone con sistemi immunitari compromessi, debilitati o non sufficientemente reattivi). La riprova è data dallo stesso nostro connazionale che settimane fa – al rientro dalla Cina – è stato trovato positivo al test medico dopo un periodo di confinamento preventivo e precauzionale presso un centro militare italiano (assieme ad una cinquantina di italiani, tutti negativi ai test) e poi trasferito all'ospedale Spallanzani di Roma, specializzato in malattie infettive. Il paziente (un ricercatore emiliano), a parte un po’ di febbre e sintomi di congiuntivite, è in buone condizioni e si dichiara sereno.

Il flash-mob di un italiano di origine cinese, tale Massimiliano Martigli Jiang – ed il conseguente hashtag #AbbracciaUnCinese, per esprimere viva solidarietà e fratellanza umana alla comunità cinese, contrastando ogni forma di discriminazione sociale – sono iniziative lodevoli e creative ma emblematiche, poiché sollevano domande sulla percezione del rischio, sulla manipolazione dell’informazione, sulla reazione psicologica delle masse, sulla coerenza di chi ci governa, di chi emana ed approva le leggi (il cosiddetto Legislatore) ed i provvedimenti di urgenza, e di chi organizza e promuove dibattiti e conferenze, inclusi gli operatori dell’informazione (mass media della carta stampata, della televisione e delle radio in generale, ed agenzie di stampa in primis).


Nei tre anni precedenti l'indignazione popolare, istituzionale, politica e dei mass media – che oggi a spada tratta difendono inclusione sociale di individui sani ma sospettati di essere suscettibili soltanto perché di origine cinese – era ed è stata totalmente assente.
Nella vergognosa indifferenza generale della classe politica nazionale e regionale, migliaia e migliaia di bambini sani – e già avviati in un proprio percorso di istruzione e socializzazione presso asili nido e scuole dell’infanzia – sono stati traumaticamente esclusi perché il Legislatore aveva ed ha introdotto una declinazione dell’obbligatorietà vaccinale che è discriminatoria dal punto di vista sociale, e sulla base di un meccanismo di ricatto sociale: senza aver ottemperato al calendario delle vaccinazioni obbligatorie, magari per scelta attenta e consapevole delle famiglie, ai bambini viene preclusa la frequentazione scolastica; essi vengono sospesi o allontanati da provvedimenti delle dirigenze scolastiche, e dunque vengono compromessi e pregiudicati i diritti costituzionali e soggettivi.
Per altre migliaia di bambine e bambini in età scolare (3 anni) i genitori avrebbero voluto una frequentazione della scuola d'infanzia pubblica ma, proprio a causa di queste misure coercitive indirette previste in ambito politico-sanitario, hanno rinunciato all'iscrizione ed optato per altre soluzioni educative e di crescita, sacrificandosi economicamente e nella qualità della loro vita (con ulteriore frammentazione sociale e perdita di fiducia nelle Istituzioni pubbliche). Tornerò in seguito su questo aspetto di tutela dei diritti umani e civili.
Cosa ancora più sorprendente ed ignobile: diversi bambini italiani già con quadri clinici di sospette reazioni avverse ai vaccini sono stati esclusi dalla propria scuola di frequentazione poiché i genitori si sono rifiutati di proseguire nell’iter vaccinale, ed invano tanti di loro hanno cercato di ottenere un certificato firmato di esonero/omissione/differimento delle vaccinazioni (già previsto dalla Legge 119/2017), scontrandosi con medici ed ASL riottosi od insensibili oppure semplicemente negligenti (probabilmente spaventati dal rischio della contestazione di una possibile infrazione deontologica, da parte dell'Ordine provinciale di appartenenza).
La dissonanza cognitiva delle Istituzioni e dei punti di riferimento politici, medico-scientifici, culturali, sociali e mass-mediatici è lapalissiana: il comportamento contraddittorio ed ambiguo, per cui si applicano due pesi e due misure a seconda delle convenienze e degli interessi più o meno manifesti, solleva imbarazzanti ed inquietanti interrogativi su che cosa si celi realmente dietro i grandi cambiamenti politici e sociali in ambito sanitario, in corso sia a livello nazionale sia internazionale, con la progressiva erosione dei diritti umani, del senso e concetto di responsabilità genitoriale, e della possibilità di esprimere un consenso sulla sovranità del proprio corpo, un consenso che sia autenticamente libero ed informato.

Comitati ed associazioni di genitori e cittadini in difesa della libertà di scelta terapeutica stanno già scrivendo a giornali ed a chi di dovere in sede istituzionale in proposito, esprimendo una profonda indignazione (es. il direttivo CLi.Va Toscana, Comitato per la Libertà di Scelta Vaccinale, "Lettera alla Regione Toscana ed al Garante della Infanzia", 04 febbraio 2020; Ass.ne Corvelva, lettera di Nassim Langrudi al Corriere della Sera, 07 febbraio 2020).
Una deriva autoritaria connessa a conflitti di interesse e ad un accrescimento del potere della tecnica fine a se stesso, più o meno manifesta ma reale nei suoi effetti, che lascia leggere in filigrana per il futuro il dispiegarsi di una possibile dittatura sanitaria a livello planetario, la quale farà impallidire il ricordo del totalitarismo nazista e di quello sovietico-staliniano se la società civile e le sue componenti ed articolazioni (medico-scientifiche, politiche e culturali) non si opporranno con sufficiente forza, nel rispetto della legge.



LA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA: RISCHI E MISURE DI CONTRASTO AL NUOVO CORONAVIRUS

Oggettivamente, per quello che è dato sapere, possiamo affermare – nonostante l’allerta globale lanciata dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e soprattutto alla luce degli sforzi delle autorità cinesi, ed ai numeri di contagio e decessi da loro forniti – quanto segue:

- il tasso di mortalità di questa malattia infettiva ha mostrato di variare poco, nel tempo, ed assestarsi attorno al 2% (range 2.3% iniziale, e 2.02% delle ultime settimane; rif. "Virus, scende il tasso di mortalità", ADNKRONOS, 04/02/2020; tale tasso letale, come vedremo in seguito, è di molto inferiore ad altre epidemie analoghe, come SARS e MERS;

- non siamo ancora in presenza di una pandemia, ma di un focolaio epidemico importante nella città di Wuhan, e di focolai epidemici in altre zone della Cina, con casi sporadici in altri Paesi del mondo, a seguito di viaggi in aereo di cinesi o viaggiatori stranieri ospiti in Cina;

- per contrastare l’epidemia di coronavirus in atto, le istituzioni sanitarie del mondo stanno adottando misure profilattiche di contenimento con quarantena ed isolamento dei malati, ed incentivando le misure igienico-sanitarie (lavarsi spesso le mani ed indossare mascherine protettive) e attraverso misure di sorveglianza/osservazione sanitaria di casi sospetti; agiscono cioè sui determinanti sociali e sulle misure profilattiche di base; tuttavia anche queste misure di cordone sanitario possono non essere efficaci pienamente, in quanto pare che il contagio del nuovo coronavirus avvenga anche a causa di soggetti infetti ma asintomatici nei primi giorni;

- la situazione è in continua evoluzione e dunque – come giustamente sottolinea Epicentro, portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS di Roma) – i numeri sono soggetti a continui aggiornamenti, ed i problemi respiratori e la febbre di chi contrae il coronavirus specifico di questa epidemia non sempre conducono a polmonite ed insufficienza renale; la guarigione è possibile e frequente, se si è in buona salute ed assistiti a livello sanitario; lo stesso ISS afferma tramite il suo portale Epicentro che "l’infezione da nuovo coronavirus (2019-nCoV) può causare disturbi lievi, simil-influenzali, e infezioni più gravi come le polmoniti"; il dottor Stefano Petti, docente ordinario presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Dipartimento di Sanità Pubblica e malattie infettive, ha affermato in una intervista del 05 febbraio 2020, concessa alla giornalista Gioia Locati, che il nuovo coronavirus è un "patogeno opportunista", di fronte al quale le misure igieniche sono importanti e fondamentali, come il lavarsi le mani e l’uso della mascherine, e che "le morti da patogeni opportunisti sono assai più frequenti negli immunodepressi", e dunque la sua letalità elevata riguarda soprattutto chi ha un sistema immunitario indebolito o compromesso; il dottor Petti ha anche stigmatizzato la situazione di allarmismo, causata anche dalla decisione adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), la quale ha voluto dichiarare l’allerta globale;

- questa situazione di emergenza ed allarmismo, talora ingiustificato, viene e verrà affrontata con misure diverse dalla vaccinazione; infatti lo stesso ISS afferma: "Il meccanismo per la produzione del vaccino è stato attivato con alta priorità, tuttavia gli esperti concordano che sarà difficile che questo possa essere disponibile e distribuibile su larga scala prima dei prossimi 2 anni".

Lo stesso dottor Petti – in riferimento all’antinfluenzale – afferma che "la vaccinazione è un metodo primitivo di prevenzione delle malattie infettive", in quanto essa stimola il sistema immunitario nei confronti di un singolo o tre o quattro microrganismi patogeni, ma i dati statistici ufficiali di sospetta influenza evidenziano che i casi di influenza da virus influenzale sono meno della metà di tutti quelli registrati. 
Lo stesso Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma, il dottor Giuseppe Ippolito, ha affermato che "questo focolaio nel nostro Paese lo chiuderemo prima che sia disponibile il vaccino", rif. AGI, 31 gennaio 2020, "Il direttore dello Spallanzani: "Nessun motivo per discriminare i cinesi". 


PRECEDENTI EPIDEMIE SOTTO SORVEGLIANZA SANITARIA: SARS E MERS A CONFRONTO

Gli attuali focolai epidemici di questo nuovo Coronavirus ricordano altre epidemie analoghe: la cosiddetta SARS-CoV dell'anno 2003 e la MERS-CoV (anno 2012) identificata in Arabia Saudita, con un tasso di mortalità ben più preoccupante e pericoloso (a due cifre percentuali, dati WHO e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, agenzia indipendente dell’Unione Europea).

La SARS-CoV è la Sindrome respiratoria acuta che causò centinaia di morti: una polmonite atipica, che si diffuse ad Hanoi in Vietnam, poi ad Hong Kong, Singapore ed in Cina. Pare che il cosiddetto paziente zero della SARS si verificò nella città di Foshan, nella provincia di Guangdong in Cina (Novembre 2002).

La MERS-CoV è la cosiddetta "Middle East Respiratory Syndrome" o Sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus, una patologia infettiva causata dal coronavirus MERS-CoV. Come detto la MERS-CoV è ben più letale, comparata ai tassi di mortalità della precedente SARS e del nuovo Coronavirus cinese del 2019. La MERS-CoV ha raggiunto tassi di mortalità del 40,90%, ad esempio in Arabia Saudita (con 292 decessi su 714 casi di contagio).

Bisogna però sottolineare che l'esito mortale dell’infezione è senza dubbio funzione delle condizioni igienico-sanitarie e della qualità di assistenza medica del paese in cui si verifica il focolaio infettivo, oltre che delle condizioni di salute generali dell'ammalato.
Così abbiamo valori che si discostano parecchio: dal 40,90% della Arabia Saudita al 12,67% degli Emirati Arabi Uniti (con 9 morti su 71 casi).



MORTI E CONTAGIATI DEL NUOVO CORONAVIRUS 2019-NCOV: I NUMERI UFFICIALI


Alla data del 07 febbraio 2020 i numeri ufficiali erano i seguenti:

Casi confermati in Cina: 31.503, Decessi: 638

Casi confermati in Europa (EU/EEA): 29, di cui casi confermati in Italia: 3 

fonte ECDC, 7 febbraio 2020.


ISOLAMENTO E QUARANTENA COME MISURE PROFILATTICHE


Ad esempio, nel caso della SARS dell’anno 2003 – per certi versi analoga alla malattia contagiosa al centro dell’attenzione oggi – furono prese le seguenti misure di isolamento e quarantena, ben illustrate dall'Office of Public Health Preparedness, Michigan Department of Community Health, MDCH, Stati Uniti d'America:


"Fatti sull’Isolamento e la Quarantena"

[...] L’isolamento è una procedura standard usata al giorno d’oggi in ospedali per pazienti con tubercolosi (TB) e certe altre malattie infettive. Durante l’epidemia globale di SARS nel 2003, i pazienti negli Stati Uniti furono isolati fino a quando non erano più contagiosi. Questo sistema permise ai pazienti di ricevere cure appropriate, e aiutò a contenere la diffusione della malattia. I pazienti gravemente ammalati furono curati negli ospedali. Le persone non gravi furono curate a casa propria. Alle persone curate a casa venne chiesto di evitare il contatto con altre persone e di rimanere in casa per 10 giorni dopo la risoluzione della febbre, sempre che i sintomi respiratori fossero assenti o che stessero migliorando. La CDC consigliò alle persone che erano state esposte, ma non erano sintomatiche, di mettersi anche loro in quarantena (stare in casa), di monitorarsi per eventuali sintomi e di consultare un medico se i sintomi fossero apparsi. Tutto ciò fu efficace nel controllo della diffusione della malattia".



La cosa non dovrebbe stupire, in quanto in passato diversi medici italiani affermavano senza paura che, per ridurre morbosità e mortalità delle malattie infettive, vi sono altri fattori oltre le vaccinazioni.

Ad esempio, nella presentazione di un corso di aggiornamento intitolato “Le vaccinazioni nell'infanzia. Le vaccinazioni come strumento fondamentale di prevenzione nella epidemiologia delle principali malattie infettive”, presentato il 27 giugno 2015 a Perugia, il dr. Massimo Gigli dice, fra le altre cose, che: 

“ […] I vaccini, unitamente al miglioramento delle condizioni ambientali e socio-culturali delle popolazioni, hanno determinato i risultati eccezionali di riduzione drastica di morbosità e mortalità per le principali malattie infettive intervenuti nel mondo occidentale soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso...”

Presentazione a cura del Dr. Gigli, Resp. U.O.C. Igiene e Sanità Pubblica Azienda U.S.L. Umbria 1. 

Nella stessa presentazione del corso di aggiornamento, si dice che nei secoli passati furono le guerre e le carestie i principali fattori scatenanti delle malattie endemiche che flagellarono il Vecchio continente. Ciò dovrebbe far ricordare – aggiungo io – anche agli adulti ed anziani di oggi quanto studiato sui banchi di scuola durante gli anni della scuola elementare, media inferiore e superiore. Durante l’epoca buia del medioevo e dell’età moderna, le epidemie mortali esplodevano, falciavano la popolazione, e poi dopo alcuni mesi od anni si arrestavano, anche in assenza della vaccinoprofilassi che non era ancora stata inventata. Ciò è storicamente innegabile, altrimenti saremmo estinti da tempo dalla faccia della Terra. Non a caso vennero a quel tempo sviluppate dagli Stati alcune strategie di contenimento delle malattie, migliorando ad esempio la cura dell’igiene privata e pubblica, ed anche alimentare, emanando specifiche ordinanze (si pensi ad esempio alla peste, la cosiddetta Morte Nera, diffusa in Europa e già ricordata all’inizio dello scritto; nella sola Repubblica di Venezia, nel Seicento, falciò quasi un terzo ed un quarto della popolazione veneziana, negli anni 1575-1577 e 1630; per inciso, fra il 1628 ed il 1629 una terribile carestia – di manzoniana memoria – colpì il Nord Italia).


INCONGRUENZE E DISSONANZE LEGISLATIVE E GOVERNATIVE

La situazione che stiamo vivendo in Italia – ma non solo – in questo momento storico è assolutamente paradossale: si evidenziano delle palesi incongruenze ed incoerenze, come già accennato in precedenza in riferimento alla discriminazione scolastica.

Nell’anno 2017 il Presidente del Consiglio italiano Gentiloni affermò in conferenza stampa (maggio 2017) che il Governo – su iniziativa del Ministero della Salute e sulla base di mere preoccupazioni e di nessuna emergenza sanitaria in atto – aveva deciso di emanare un decreto legge d’urgenza che inaspriva l’obbligo vaccinale già esistente per infanzia ed adolescenza, introducendo misure sanzionatorie più pesanti e la discriminazione di accesso scolastico nel mondo degli asili nido e delle scuole dell’infanzia. Il decreto 73/2017 – fortemente voluto dall’allora Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal suo entourage dirigenziale (con il dottor Raniero Guerra in testa) – fu poi convertito nella legge del 31 luglio 2017 nr. 119, dopo aspri dibattiti parlamentari ed alcuni emendamenti che mitigarono – solo in minima parte – le drastiche misure scelte dal Governo. Tutto questo fu fatto anche attraverso la diffusione di notizie false ed infondate – per bocca stessa di figure di primo piano del sistema politico sanitario di governo – che allarmarono l’opinione pubblica discutendo di centinaia di morti a causa del morbillo che si sarebbero registrati in Inghilterra negli ultimi anni fra la popolazione infantile (notizia falsa e destituita di ogni fondamento), ed indicarono come unica via una più alta copertura vaccinale, da raggiungere ad ogni costo per tutelare la salute pubblica, soprattutto collettiva (e poco importava del carico di eventi e reazioni avverse ai vaccini, fenomeno contemplato, ammesso dal legislatore con la legge 210/1992 e s.mi. che riconosce un indennizzo, ma sempre più taciuto e sottostimato a partire dall’anno 2016, anche a causa di un contesto di farmacovigilanza passiva a livello nazionale e di un clima mediatico ipervaccinista e censore delle opinioni di dissenso medico e di critica).

Migliaia di bambini sani ed inadempienti alla legge 119/2017 – per scelta consapevole dei genitori obiettori o per scelta dovuta a sospette reazioni avverse già manifestate – sono stati così, a partire dal marzo 2019 (ma alcuni anche nei mesi precedenti, e già nel 2018), progressivamente non solo allontanati dagli asilo nido, ma anche estromessi e sospesi dalla frequentazione scolastica presso le scuole dell’infanzia, su disposizione dei Dirigenti scolastici più inflessibili. E questo è stato fatto sulla base di un’azione preventiva a tappeto, senza discriminare caso per caso e senza rispettare l’obbligo contrattualistico sottoscritto fra le famiglie e l’istituto scolastico, e senza garantire i diritti comunitari ed il rispetto del principio di proporzionalità, validi giuridicamente per l’Italia, in riferimento al consenso libero ed informato in ambito terapeutico, al diritto all’istruzione e formazione di ogni cittadino europeo ed al diritto di convincimento personale, che non può essere causa od oggetto di discriminazione sociale (CDFUE, già Carta di Nizza, anno 2000).

Il trauma individuale, familiare e collettivo – a livello psicologico e sociale – è importante e di difficile quantificazione. Le ripercussioni in ambito familiare di un tale fenomeno sono state e sono importanti ed in alcuni casi hanno sicuramente pregiudicato la salute e la serenità di centinaia di centinaia di migliaia di famiglie italiane, le quali non hanno voluto sacrificare il diritto al principio consensualistico, tutelato anche a livello sovranazionale (non solo dalla CDFUE dell'anno 2000, ma anche dalla precedente Convenzione di Oviedo, del 1997, che ha aperto la via) per omaggiare una deriva autoritaria in ambito sanitario che non ha precedenti nella Storia della Repubblica italiana, a livello di governo e parlamentare. In alcuni casi – a causa di divergenze di opinione e contrasto fra coniugi – anche la coesione familiare ne ha risentito, ed il nucleo familiare non ha resistito, sciogliendosi, con ripercussioni legali e di affidamento e cura genitoriale della prole.


Sulla presunta incostituzionalità della Legge 119 già la Consulta di Roma, marginalmente ed a latere della questione di potestà legislativa (conflitto di attribuzione) su cui si è pronunciata, a seguito del ricorso in via principale della Regione Veneto avanzato nel 2017 avverso il decreto 73 e la Legge 119. La Corte Costituzionale – con la sentenza nr. 5 del 2018 – ha concluso che attualmente la restrizione ai diritti di autodeterminazione del singolo sono e sarebbero accettabili nel non irragionevole bilanciamento fra i diritti di autodeterminazione dell’individuo ed il potere autoritativo dello Stato, che decide di comprimere e limitare tale diritto.



PARADOSSI, IPOCRISIE ED EMERGENZE DEMOCRATICHE

Dunque, in assenza di una reale emergenza sanitaria, il Legislatore ha introdotto nell'anno 2017 meccanismi di esclusione sociale importanti nel mondo della prima infanzia ed adolescenza ed ha consentito situazioni di potenziali traumi a minori, sottratti all’affetto ed alla rete sociale educativa e di istruzione di cui erano già attori e partecipi, ed in cui si stavano formando dal punto di vista di crescita psicofisica, cognitiva ed emozionale.

In presenza invece di una formale ed ufficiale emergenza sanitaria globale e nazionale, proclamata rispettivamente dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dal Governo italiano (30/31 gennaio anno 2020) per contrastare la epidemia del nuovo coronavirus di origine cinese, autorevoli figure del mondo istituzionale si stracciano le vesti raccomandando:

- assenza di discriminazione sociale, inutile e dannosa, soprattutto in ambito scolastico: il dottor Alberto Villani, specialista in pediatria e Presidente della Società Italiana di Pediatria per il quadriennio 2016-2020, è stato estremamente chiaro al riguardo, affermando al Corriere della Sera che escludere i bambini da scuola non ha alcun senso, se il rischio è improbabile e teorico, con un danno cagionato ingiusto, perché le ASL sono in grado di prevenire sul nascere situazioni di reale pericolo;

- messaggi di inclusione verso individui sani, ma potenzialmente a rischio se imparentati o membri della etnia che più di ogni altra è stata vittima dei focolai epidemici in atto, quella cinese.



DOMANDE

1) Per quale motivo nessuno dei dirigenti scolastici ha denunciato – dal punto di vista morale – il fatto che negli ultimi tre anni si è assistito ad un vero e proprio danno al tessuto sociale ed alla collettività, applicando un dettato normativo (previsto dalla legge citata) che prevede esclusione sociale ed emarginazione di individui sani, sulla base di un rischio teorico ed improbabile?

2) Perché ora le istituzioni, i vertici sanitari e politici ed i mass media si affrettano tutti nel fare a gara nella tutela dei diritti umani e civili, contro ogni forma di discriminazione e ghettizzazione della numerosa comunità cinese presente in Italia, mentre prima hanno taciuto di fronte al terremoto sociale di sospensioni ed esclusioni dalla frequentazione scolastica di bambine e bambini di tutta Italia, rei soltanto di essere figli di genitori coscienziosi che, di fronte ad un atto sanitario invasivo e profilattico, rivendicano il diritto a valutare autonomamente il rapporto rischio/beneficio, e dunque la possibilità di un libero dissenso informato, tutelato anche da carte sovranazionali?

Solo due piccole e nuove realtà politiche italiane vogliono fare chiarezza e contrastare l’obbligo vaccinale (il Movimento SìAmo e quello M3V, Vaccini Vogliamo Verità). Le altre formazioni politiche o sono felici delle coercizioni introdotte a livello legislativo e sociale o sono ambigue, oppure tacciono.


L’autentica emergenza – non proclamata e nemmeno percepita dalla classe dirigenziale e politica nazionale – è di natura democratica.

La democrazia ed il suo rispetto sono a rischio in Italia e nel mondo, in quanto legittime rivendicazioni di giustizia sociale e di rispetto della legalità, del buon senso, della verità medico-scientifica e del diritto comunitario vincolante giuridicamente anche per l'Italia (sin dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, soprattutto per i contenuti della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea), vengono sistematicamente ignorate, disprezzate e contrastate da un atteggiamento di propaganda del pensiero unico, di censura preventiva e di soppressione del dissenso. Tutto ciò non è rispettoso della dignità dei cittadini italiani, e dei loro figli e figlie.



MISURE IGIENICO-SANITARIE PER CONTRASTARE UNA MALATTIA INFETTIVA

In tutto questo il dogma della "immacolata vaccinazione" (dottor Fabio Franchi, op. cit. fonti), sostenuto sin dall’anno 2016 con il discutibile e draconiano "Documento sui vaccini" a firma della FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), rimane attualmente sullo sfondo, essendo assente al momento un vaccino specifico contro il nuovo coronavirus, cioè un preparato biotecnologico profilattico che – non si sa quanto sarebbe efficace – tanti invocano, ma che in ogni caso resta una misura profilattica. La maggior parte delle malattie – ed in particolari quelle infettive – si possono combattere soprattutto con il rispetto di misure igienico-sanitarie di base, buona assistenza sanitaria pubblica ospedaliera e buone condizioni salute individuali.





Nel caso specifico abbiamo:

* il lavaggio delle mani e la loro disinfezione, "sono la chiave per prevenire l’infezione", come ricorda Epicentro dell’ISS di Roma: infatti il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi bisogna evitare di toccarli con le mani non lavate o disinfettate;

* l'uso delle mascherine, per limitare il contagio;

* strategie e misure fisiche di contenimento;

* trattamenti antivirali in caso di malati con sintomi febbrili evidenti e problemi respiratori, e conferma dell’infezione specifica in atto; tali malati vanno trattati in strutture ospedaliere attrezzate a fronteggiare questo tipo di emergenza sanitaria (come l'ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, Istituto nazionale per le malattie infettive;

* limitando o scongiurando fenomeni sociali di emarginazione o ghettizzazione sulla base di pregiudizi.


CENNI STORICI SULLE MALATTIE INFETTIVE E LE PANDEMIE

Dunque, l'epidemia di Coronavirus ha portato alla luce che la vaccinazione non è l’unica misura sanitaria di contrasto alle malattie (cosa che i più onesti intellettualmente già sapevano), ma è solo uno strumento "primitivo" in certi casi – e fra l’altro solo profilattico – esistendo altre misure efficaci per prevenire, arrestare o contrastare il flagello di una malattia infettiva.
La vaiolizzazione – ad esempio – fu introdotta per la prima volta in Europa nel 1771, in Inghilterra. Fino ad allora, l’umanità come specie Homo Sapiens Sapiens ha nondimeno vissuto sulla Terra per decine di migliaia di anni senza estinguersi a causa di epidemie (esaurite per inerzia e calo di virulenza, e/o per strategie di contenimento ed isolamento dei malati, di miglioramento delle condizioni igieniche e delle modalità di cura dei malati infetti, portate avanti negli ultimi 4/5 secoli). Precedentemente, si pensi alla malattia infettiva della peste – alla cosiddetta “Morte Nera” di cui celebre fu la pandemia del 1348 – vi furono decine di milioni di morti in Europa. Ma poi l’epidemia si arrestò e scomparve, per poi riapparire sporadicamente nei secoli successivi. Allora non vi era certamente la profilassi vaccinale di jenneriana memoria, che fu praticata solo dal 1796. E furono soprattutto i ratti i vettori di tale malattia infettiva, e dunque la sua diffusione era legata alla scarsa attenzione all’igiene pubblica e personale.

Evidentemente vi sono altri fattori chiave che contribuiscono – anche in misura rilevante – ad impedire lo scatenarsi di epidemie infettive mortali ed invalidanti, le quali nel secolo scorso, dopo la guerra, erano già in declino anche prima dell’introduzione di alcune campagne di profilassi vaccinale di massa. Fattori come il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie, l’accesso all’acqua potabile e la separazione dalle acque nere, l’evitare l’immunodeficienza con una corretta alimentazione ed un corretto stile di vita, garantire l’isolamento in caso di malattia con diffusione endemica (per evitare il contagio), sono indubbiamente altrettanto importanti. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconobbe in passato che, per debellare il vaiolo in India nel 1967, la sola profilassi vaccinale di massa non era sufficiente, ed il vaiolo fu sconfitto con misure di isolamento dei malati e contenimento (quarantena), vigilanza e disinfezione degli oggetti personali (Relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo della WHO).


Questa situazione evidenzia due pesi e due misure, mostra atteggiamenti di dissonanza cognitiva.

MIGLIAIA DI BAMBINI ALLONTANATI DALLE SCUOLE D’INFANZIA: DIRITTI SOGGETTIVI COMPRESSI

L’idea o il principio secondo il quale un bambino sano (ma non vaccinato, cioè non immunizzato artificialmente) metta in pericolo la salute di un bambino malato immunodepresso è un principio che cozza contro ogni buon senso, perché nessun ambiente pubblico è sterile per quanto pulito, e perché gli stessi vaccinati – immunizzati secondo calendario – possono essere suscettibili di infezione della stessa malattia per cui risultano vaccinati, per non parlare poi del personale adulto in servizio che potrebbe essere scoperto rispetto ad una o più malattie o non avere sufficiente efficacia anticorpale, o aver contratto un agente patogeno virale nei confronti del quale non esiste profilassi vaccinale, ma solo prevenzione igienico-sanitaria.
Esiste poi un conflitto di norme di pari rango oltre che una ineludibile questione di dubbio costituzionale e di mancato rispetto del diritto comunitario: fra una legge ordinaria dello Stato (la Legge 119/2017 che disciplina il calendario vaccinale obbligatorio per la fascia di età 0-16 anni) ed altre pregresse leggi ordinarie dello Stato, che giustamente tutelano ad esempio i bambini sieropositivi (infetti con virus HIV), i quali hanno diritto di frequentare la scuola come tutti gli altri, con totale rispetto della loro privacy, e similmente possono frequentare le scuole i bambini affetti da epatite B, e dunque nonostante siano portatori di un virus di una malattia infettiva importante.
Infatti «L’accertata infezione da Hiv non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l’iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l’accesso o il mantenimento di posti di lavoro», come disposto dall’articolo 5, comma 5 della Legge 8 giugno 1990 nr. 135.
Come è possibile che il Legislatore consenta l’ingresso nelle scuole a bambini infetti (bambini che hanno giustamente diritto a frequentare) ed escluda bambini sani, non affetti da alcuna patologia infettiva evidente, ed addirittura sospesi a tempo indeterminato finché saranno manchevoli del certificato sanitario profilattico o di un certificato di esonero/omissione/differimento firmato da un medico abilitato?


Il paradosso è disarmante ed imbarazzante per una società civile e per lo stesso ordinamento giuridico, che manca di coerenza e rispetto della proporzionalità.

Ma per quale motivo i bambini della scuola dell’infanzia avrebbero diritto al rispetto del diritto costituzionale, il quale dice che la "scuola è aperta a tutti", I comma art. 34 della Costituzione della Repubblica?
Per il fatto che Legge 28 marzo 2003, n. 53 (in GU 2 aprile 2003, n. 77) ha inserito la scuola dell’infanzia in continuità educativa verticale con la scuola primaria dell’obbligo, e dunque anch'essa – come disposto dall'Art. 2."Sistema educativo di istruzione e di formazione", comma e –

[...] concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, essa contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria".


LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE: RICORSO E RECLAMO CONTRO IL MIUR RIGETTATI MA RICONOSCIUTO IL DIRITTO SOGGETTIVO

Nel contenzioso civile che si è tenuto nel 2019 presso la Sezione civile del Tribunale ordinario di Trieste, due genitori residenti nella provincia di Udine hanno ricorso contro il provvedimento di sospensione dalla frequentazione scolastica decisa dal dirigente scolastico nei confronti del loro figlio di anni 4 di età, sospeso perché inadempiente alla legge 119/2017 per libera scelta di dissenso informato della famiglia sottoscritta a suo tempo davanti alle autorità sanitarie (2015).

I genitori ricorrenti prima, e reclamanti poi, con il loro Avvocato difesore Michele Rodaro del Foro di Udine, sollevando la questione di legittimità costituzionale su uno specifico comma ed articolo della Legge 119/2017, avevano richiesto al Tribunale di Trieste il rispetto non solo del diritto costituzionale, ma anche di quello comunitario: cioè nel loro ricorso d’urgenza ex. art. 700 cpc avverso la sospensione scolastica hanno ribadito la tutela del diritto espresso dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (CDFUE, già Carta di Nizza), rilevando un contrasto fra il nucleo essenziale dei diritti garantiti ai cittadini europei (diritto all’integrità psicofisica e ad esprimere un consenso libero ed informato, art. 3, e conseguentemente, in modo implicito, il diritto all’istruzione e formazione, art. 14, ed il diritto alla non discriminazione per convinzioni personali, art. 21) e la legge ordinaria dello Stato, la quale deve sempre rispettare il nucleo essenziale dei diritti dei cittadini comunitari (art. 52 CDFUE).

Palese – ma questa è una mia considerazione personale – che la normativa vigente nazionale (Legge 119/2017) non abbia tenuto conto né del principio di proporzionalità recepito dal diritto comunitario, né dell’esistenza del principio del consenso libero ed informato e degli altri diritti della persona, in combinato disposto. Il Collegio del Tribunale di Trieste – pur riconoscendo il diritto all’istruzione come un diritto soggettivo del minore e non un interesse legittimo – è stato di altro avviso, ritenendo non condivisibili le argomentazioni dell’avvocato difensore e ritenendo non irragionevole la compressione di questo diritto all’istruzione pubblica, subordinato sin dal 2017 nella scuola dell’infanzia ad un trattamento sanitario obbligatorio (profilattico) deciso dalla discrezionalità del Legislatore nazionale. Il Collegio ha infatti concluso scrivendo:


" [...] la causa petendi, cioè la posizione giuridica soggettiva prospettata nella domanda, ed esitante dall'invocata declaratoria di incostituzionalità del d.l. n.73/2017, convertito in legge con modificazioni ad opera della l. n. 119/2017, non è una situazione di interesse legittimo ma di diritto soggettivo, per cui va affermata la giurisdizione del G.O."

[...] 

ed in riferimento ai rilievi giuridici ed alla ricostruzione giuridica dell’avvocato difensore della famiglia, l'Avv. Michele Rodaro che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, il Tribunale di Trieste si esprime come segue: 

[...] Il Collegio, però, non condivide tale ricostruzione giuridica, essendosi peraltro già esaustivamente pronunciata sul punto la Corte Costituzionale con la sent. n. 5/2018. La normativa censurata appare infatti come il frutto di un non irragionevole bilanciamento degli interessi all'istruzione pubblica, all'autodeterminazione dei singoli nelle scelte terapeutiche e alla tutela della salute pubblica, bilanciamento che è riservato nei predetti margini di ragionevolezza alla discrezionalità politica del Legislatore". 

30 ottobre 2019, Tribunale di Trieste, Sezione civile, rif. Ordinanza n.r.g. 3785/2019 

Il Collegio del Tribunale di Trieste ha dunque rigettato il reclamo perché infondato. In questo il Collegio si è uniformato a quanto statuito dal Giudice Ordinario, che aveva rigettato il ricorso con la sua ordinanza di fine agosto 2019, e si è anche uniformato alla tesi dell’Avv. Distrettuale dello Stato, che sosteneva che la Consulta si era già pronunciata, con la differenza che Il Collegio di tre giudici del Tribunale di Trieste ha riconosciuto, nella sua ordinanza del 30 ottobre 2019, la posizione giuridica di diritto soggettivo del diritto all’istruzione del minore, anche presso la scuola dell’infanzia, proprio il titolo di cui il legale difensore chiedeva riconoscimento contro la tesi del Giudice Ordinario (G.O.) e dell'Avv. Distrettuale dello Stato, che difendeva il MIUR. Quest'ultimo riconosceva l'esistenza di un mero interesse legittimo e dunque ravvisava un vizio di giurisdizione (cioè l'Avv. Distrettuale dello Stato insisteva perché il contenzioso fosse tenuto al TAR e non presso il Tribunale ordinario). Entrambi avevano sottolineato che un tale diritto soggettivo – considerato dal legale rappresentante della famiglia un diritto soggettivo assoluto e perfetto – non esisteva nello specifico caso.

La decisione di rigetto del Collegio poggia soprattutto sulla pregressa sentenza nr. 5/2018 della Corte Costituzionale, che marginalmente si era pronunciata anche sui diritti soggettivi, nel ricorso in via principale sollevato dalla Regione Veneto nel 2017 avverso il Decreto 73 e la Legge di conversione 119/2017, ed aveva giudicato non irragionevole il bilanciamento fra diritti del singolo alla autodeterminazione dell’individuo ed il potere legislativo dello Stato, che esercita appunto una compressione di questa autodeterminazione per ragioni di tutela della salute pubblica. 

Resta il fatto che tale ricorso avanzato dalla Regione Veneto era un ricorso in via principale, sollevato per presunto conflitto di attribuzione (potestà legislativa) fra Regione e Stato, e dunque sollevato non per mancanza di conformità della legge ordinaria rispetto ai valori fondanti della Costituzione, in tema di diritti soggettivi ed inviolabili della persona umana. 

E come la mettiamo con il rispetto dei parametri di tutela dei diritti stabiliti dalla Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea (CDFUE), vincolante giuridicamente per l’Italia dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nell’anno 2009? Siamo cioè dinanzi ad una legge interna di uno Stato (una legge ordinaria, la 119/2017) che apparentemente collide con alcuni diritti civili ed umani tutelati dall’Unione Europea per tutti i suoi cittadini. Qual è il primato del diritto? Quello costituzionale ed interno ordinario o quello comunitario? Come si risolve l’aporia giuridica qui evidenziata?

Fra l’altro, il diritto soggettivo in oggetto (quello all’istruzione), oltre ad essere assoluto, è anche diritto sociale, per il pieno godimento dei futuri diritti politici. Quindi si comprende quali responsabilità e conseguenze stia avendo questa compressione del diritto soggettivo decisa da parte del Legislatore nazionale. 


CRITICA ALLA SENTENZA NR. 5 DELLA CORTE COSTITUZIONALE (ANNO 2018)

Le sentenze, con rispetto ed educazione, si possono sempre criticare. Non essendo io un addetto ai lavori del mondo giuridico, mi limito ad un’osservazione non tecnica ma logica e di buon senso: laddove i Giudici della Consulta, nella loro sentenza nr. 5 dell'anno 2018, affermano che:

" [...] Per quanto riguarda il diritto all’istruzione e allo studio, nei gradi superiori alla scuola dell’infanzia, dove meno pressanti sono le esigenze di tutela della salute dei non vaccinati, la presentazione della documentazione vaccinale non è condizione di accesso alla scuola o agli esami. E ciò benché, prima del 1999, nessuno abbia mai messo in discussione la legittimità costituzionale dell’art. 47 del d.P.R. n. 1518 del 1967, già ricordato sopra."

osservo personalmente che i Giudici della Corte Costituzionale sembrano non tenere presente che dall’anno 1967 all’anno 1999 il numero delle vaccinazioni obbligatorie era decisamente minore: oscillava fra due e quattro, e non dieci come oggi e, cosa ancora più importante, si tratta di un periodo di vita sociale e democratica dell’Italia in cui:

1) per decenni non vi è stato riconoscimento formale di un indennizzo da danno da vaccino a seguito di vaccinazione, e riconoscimento del nesso causale, fino all'anno 1992, in cui fu approvata dal Parlamento la legge nr. 210 (proprio su pressione di famiglie, comitati ed associazioni in difesa della libertà di scelta), e dunque lo Stato per almeno venticinque anni nemmeno si poneva il dubbio dell’esistenza di una realtà importante di danni da vaccino, spesso censurata, ignorata e sottostimata dalle istituzioni sanitarie (si parla di una menomazione irreversibile dell’integrità psicofisica), meritevole di attenzione politico-sanitaria e di vitalizio se esistente un nesso di causalità; la triste realtà è che oggi, sin dall’anno 2016, si è assistito ad un progressivo ridimensionamento della percezione del rischio di danno da vaccino (evento avverso, reazione avversa), minimizzazione del problema, e discutibili e talvolta anche vergognose prese di posizione pubbliche da parte di figure apicali del sistema sanitario nazionale, che hanno addirittura negato la esistenza di dati statistici e storici del nesso causale di morte;

2) il principio consensualistico in ambito medico-terapeutico – timidamente affermato già nell’anno 1978 con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833, "Istituzione del servizio sanitario nazionale" – ha trovato un suo riconoscimento giuridico ufficiale soltanto a partire dagli anni 1997-2000: dapprima a livello internazionale e soprattutto europeo (Convenzione di Oviedo, 1997, Carta di Nizza, 2000), e poi anche a livello nazionale; la conquista di questo diritto fondamentale della persona è stata lenta ma progressiva, e progressiva è stata l’acquisizione e la consapevolezza dell’esistenza di un tale diritto all’interno della prassi sanitaria e della comunità medico-scientifica e soprattutto giuridica; tant’ è vero che un insigne giurista come il prof. Stefano Rodotà scrisse circa otto anni fa che il potere della persona ed il suo consenso in ambito terapeutico "deve prevalere sul potere politico e quello medico" (Il diritto di avere diritti, Stefano Rodotà, Editori Laterza, pag. 269). Stefano Rodotà è stato fra gli autori della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea.


I punti sopra riepilogati possono spiegare perché dall’anno 1967 al 1999 la questione dell’obbligatorietà del certificato vaccinale per l’accesso scolastico – e dunque la questione della legittimità costituzionale dell’art. 47 del D.P.R. n. 1518 del 1967 – non era stata posta all’attenzione della Consulta da parte delle famiglie e dalla società civile. 


APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Egregio Signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Lei è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Lei è un giurista, ed è garante della Carta Costituzionale, e ha avuto anche l’onere e l’onore in passato di essere membro della Corte Costituzionale. Il Palazzo del Quirinale di Roma, ove Lei esercita le Sue funzioni importantissime per il Paese, riceve ogni anno decine di migliaia di lettere. Alcune sono appelli, altre storie dolorose, altre lettere di complimenti o auguri. Il Suo staff presidenziale (consiglieri, Segretario Generale, etc.) e Lei stesso non potete certamente rispondere a tutte. Me ne rendo conto. So che solo una frazione di esse, selezionata, riceve una risposta formale.

La mia lettera raccomandata scritta quasi tre anni fa con altri due genitori – Mauro Ottogalli padre di un danneggiato da vaccino, ed Ambra Fedrigo – giunse a destinazione ai primi di giugno 2017, il giorno stesso o poche ore successive al momento in cui Lei appose la sua firma sul Decreto 73/2017, promulgandolo. Era una testimonianza di cittadini e genitori, la nostra, ed anche una lettera in cui La mettevamo al corrente di alcuni fatti, rivolgendoLe un accorato appello.
Non abbiamo mai avuto risposta. Capisco a me e ad Ambra Fedrigo, ma nemmeno al Sig. Mauro Ottogalli Lei o la Sua Segreteria ha risposto, la cui vita è cambiata dopo che egli – in fiducia – si affidò una ventina di anni fa circa ai sanitari per la vaccinazione obbligatoria prevista per legge, ed il figlio subì poi un danno neurologico così grave, a seguito proprio della vaccinazione, che la Commissione Medico Ospedaliera interpellata non potè negare l’evidenza. Altri tempi. Altra sensibilità. Oggi è molto difficile o quasi impossibile avere il riconoscimento del nesso causale, a causa del clima di propaganda ipervaccinista che schiaccia la coscienza, umilia la dignità professionale dei medici, e glorifica il profitto ed il capitale privato del neoliberismo come massimo valore dei nostri tempi.
Di più: in quella tarda primavera del 2017, il tentativo responsabile ed ammirevole della Segreteria Particolare della Presidenza della Camera, con il benestare dell’allora Presidente Laura Boldrini, di far giungere alla XII Commissione Igiene e Sanità lo stesso testo della nostra lettera che anche quest'ultima (la Terza più alta carica dello Stato) ricevette, spedita da me, s’infranse contro un muro di gomma inspiegabile. A quanto pare la lettera non fu mai discussa/audita, né messa agli atti. Le mie richieste di spiegazioni caddero nel vuoto. Silenzio.


Ora leggo sui giornali che Lei, Presidente, ha visitato a sorpresa una scuola del Lazio (la Scuola Daniele Manin di Roma), in segno di solidarietà contro le montanti discriminazioni nei confronti della comunità cinese, a causa della psicosi scatenata dal nuovo coronavirus asiatico. Questa scuola ospita infatti diverse decine di bambini figli di cittadini cinesi, residenti in Italia.
La Sua visita informale è stata un gesto nobile, che vuole portare serenità ma anche un messaggio di inclusione sociale, contro ogni discriminazione. Ho visto le immagini, con i bambini che – dopo aver cantato l’inno di Mameli – Le hanno regalato un cartellone con scritto "La scuola è di tutti". Un chiaro rimando al primo comma dell'art. 34 della Costituzione della Repubblica italiana.
La scuola pubblica, per circa sei mesi, è stata anche di mio figlio di quattro anni di età (oggi ne ha quasi cinque). Le sue maestre ancora oggi rimpiangono la sua presenza, la sua allegria, la sua gioiosa partecipazione in classe. Per mesi i compagni hanno chiesto alle maestre le ragioni della sua scomparsa improvvisa. È stata la scuola, in un piccolo paese friulano, fino a quando il Dirigente scolastico – a marzo 2019 – non ha firmato il provvedimento di sospensione, adempiendo alla Legge 119/2017 in modo pedissequo. Noi genitori avevamo esercitato i nostri diritti, nell’estate 2015, firmando un dissenso informato che era previsto addirittura dai protocolli politico-sanitari regionali. 

Ho tentato in Tribunale a Trieste di mostrare per vie legali – tramite un valente e scrupoloso avvocato di Udine – le storture, incongruenze e nefaste conseguenze che questa iniqua normativa vigente di riforma della vaccinoprofilassi (Legge 119/2017) – che Lei ha autorizzato con la sua firma in quel torrido giugno 2017, sul Decreto n. 73 varato d’urgenza dal Governo – ha comportato per tutta la società italiana.
Come mio figlio, altre migliaia e migliaia di bambini e bambine in tutta Italia hanno subito lo stesso destino. Ed i genitori hanno provato sulla propria pelle e nell’anima lo stesso sgomento. Lo stesso trauma, vissuto più o meno diversamente, sia dai bambini sia dai genitori.
Le risparmio le lacrime, l’ansia, le ore, i giorni, le settimane e mesi di silenzi, di gioco solitario, di tentativi di riempire un vuoto affettivo e di inclusione sociale, attraverso soluzioni alternative, che non possono restituire quanto perso. Qualcuno è riuscito ad uscirne più o meno bene. Ma, nel complesso, il quadro sociale è desolante.
Migliaia e migliaia di famiglie hanno visto calpestato quello che – almeno – il Collegio del Tribunale di Trieste ha riconosciuto essere un diritto soggettivo, in capo al minore, anche presso la scuola dell’infanzia. Un diritto soggettivo che il Legislatore ha scelto di comprimere, nel suo rapporto con la sfera dell’autodeterminazione dell’individuo, di fronte al potere dello Stato. Ma si tratta di bambini sani che erano perfettamente inseriti, e senza problemi, in percorsi scolastici. Ed altre migliaia di bambini e bambine che attendevano di entrare nella scuola pubblica, e che non sono entrati, scegliendo altre soluzioni pedagogiche ed educative.

Le chiedo, Presidente, avrebbe Lei la coerenza di far sentire la Sua autorevole voce pubblica anche per queste migliaia e migliaia di bambini e bambine d'Italia, lanciando un messaggio di inclusione scolastica anche per i figli di obiettori di coscienza verso un atto sanitario invasivo, profilattico, praticato o richiesto per scommessa su soggetti sani? O sono essi figli di un dio e di una patria minore, sacrificati per giochi di potere e per machiavellici disegni che forse hanno a che fare con la possibile "congiura" di cui ha parlato un addetto ai lavori del mondo scientifico, già massimo dirigente ai vertici di prestigiosi enti come INAIL ed ISPESL? Può ascoltare questo ed altro, essendo emerse amare e drammatiche verità medico-scientifiche e di cronaca politico-sanitaria, taciute o soffocate dai mass media, nel corso della conferenza stampa organizzata a Montecitorio presso la sala stampa della Camera dei Deputati, il giorno 22 gennaio 2020 (Conferenza stampa, sala stampa Camera dei Deputati, Montecitorio, Roma, 22 gennaio 2020, relatori Prof. Livio Giuliani, dottor Fabio Franchi, moderatore dottor Virgilio Violo, organizzata dall’On. Sara Cunial).
Non avendo io ricevuto risposta anni fa, Le scrivo ancora e Le rivolgo oggi un appello con questa lettera aperta e La prego, Signor Presidente, di trovare il tempo, il coraggio e ogni risorsa umana che Lei possiede, per dimostrare che i vertici dello Stato sono presenti, per tutti, senza distinzioni e discriminazioni. E mi auguro che altri genitori e cittadini come me Le scrivano e Le raccontino la loro privata storia di sofferenza ed esclusione sociale, di discriminazione o problematica sanitaria connessa ad una normativa ingiusta.
Purtroppo, mio figlio non ha avuto la fortuna – nell’amarezza del momento – che ebbe un sopravvissuto delle leggi razziali e degli stermini della seconda guerra mondiale, tale Alberto Mieli, più volte intervistato negli anni passati. Mio figlio, sua madre ed io non abbiamo visto espressione tangibile di dolore sul volto del dirigente scolastico, espressione di un senso di fraterna pietas, al momento della comunicazione scritta di sospensione. Rammarico sì (non era certo felice di farlo, anzi), anche un certo fastidio, per un atto che non dovrebbe competere ad un dirigente scolastico. Ma lacrime e dolore no. Quelle hanno riguardato i nostri cuori.


Non abbiamo visto quella dignità e profonda ricchezza d’animo che il Preside del fu Alberto Mieli – sopravvissuto all’Olocausto, ed anch’egli estromesso traumaticamente da scuola prima di essere deportato – dimostrò al Mieli fanciullo, poco prima dell’inizio della guerra, bagnando di calde lacrime la sua lunga barba bianca, mentre gli comunicava le disposizioni ministeriali di discriminazione razziale. Allora era la "razza" o l’etnia, oggi è il profilo sanitario. Mi dica Lei, Presidente: la Storia ha insegnato qualcosa? Altri erano i tempi, di altra tempra, sensibilità e dignità, erano fatti i dirigenti del Regno d’Italia.
L’Italia, che oggi è Repubblica democratica e di cui Lei rappresenta l’Unità nazionale, rischia di frantumarsi nell’intimo e nella carne di tanti di noi – suoi figli – che la onorano ogni giorno, lavorando, sudando, sanguinando e contribuendo al progresso materiale e spirituale del Paese, come genitori, cittadini, ma soprattutto come esseri umani che calcano la terra di questo pianeta e ne respirano l’aria, e vogliono dare ai propri figli il meglio, ed insegnare ad essere responsabili di se stessi, a pensare con la propria testa rispettando le Istituzioni e gli altri, ed inseguire la felicità e la piena realizzazione delle proprie potenzialità e talenti, ma senza rinunciare ad essere uomini e donne. Senza piegarsi – da vili – di fronte all’ingiustizia.

Luca Scantamburlo
09 febbraio 2020
SCRITTO IL 09 FEBBRAIO 2020. POSTATO IN COMUNICATI STAMPA
Fonte

FONTI

"Global Health Security Agenda. Italia capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale per i prossimi 5 anni"
29 settembre 2014

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=23551


"Virus-hit Wuahn has two laboratories linked to Chinese bio-warfare program"

articolo di By Bill Gertz, che ha raccolto la testimonianza del dottor Shoham Dany,
ufficiale ed esperto israeliano di armi biologiche e chimiche
The Washington Times, 24 gennaio 2020
https://www.washingtontimes.com/news/2020/jan/24/virus-hit-wuhan-has-two-laboratories-linked-chines/

Il direttore dello Spallanzani: "Nessun motivo per discriminare i cinesi"
Agenzia Giornalistica Italia 2020
31 gennaio 2020
https://www.agi.it/cronaca/spallanzani_bollettino_virus_cinese-6985788/video/2020-01-31/


"Giovani italo-cinesi, non fateci tornare estranei. Si moltiplicano gli appelli contro la psicosi e l'intolleranza"
Notizia del: sab 01 feb, 2020
https://www.tosc.cgil.it/archivio37_toscana-lavoro-news_0_35743.html


"Coronavirus, Nardella: "Battaglia comune con la comunità cinese"
sabato 01 febbraio 2020
https://www.nove.firenze.it/coronavirus-nardella-battaglia-comune-con-la-comunita-cinese.htm

"Tesi insostenibile. Alunni danneggiati per un rischio teorico"
04 febbraio 2020, M.D.B, Corriere della Sera
"LA SCUOLA È APERTA A TUTTI: LETTERA ALLA REGIONE TOSCANA E AL GARANTE DELL’INFANZIA"
Direttivo CLiVa Toscana, 04 febbraio 2020

https://www.clivatoscana.com/2020/02/04/la-scuola-e-aperta-a-tutti-lettera-alla-regione-toscana-e-al-garante-dellinfanzia/
Coronavirus: “Vi spiego perché l’isolamento è inutile”
di Gioia Locati, 05 febbraio 2020

http://blog.ilgiornale.it/locati/2020/02/05/coronavirus-vi-spiego-perche-lisolamento-e-inutile/


"Virus, scende il tasso di mortalità"
ADNKRONOS, 04/02/2020
https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/04/virus-scende-tasso-mortalita_NMKDlJzkAS7GWXULhpsycM.html


"Due pesi e due misure sui diritti dei bambini? Lettera al Corriere"
Lettera di Nassim Langrudi al Corriere della Sera, 07 febbraio 2020, Corvelva
https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/le-comunicazioni/due-pesi-e-due-misure-sui-diritti-dei-bambini-lettera-al-corriere.html


"Mattarella visita a sorpresa una scuola con oltre 100 bambini cinesi"
di Debora Faravelli, 06 febbraio 2020
https://www.notizie.it/politica/2020/02/06/mattarella-scuola-bambini-cinesi/


"Vaccinazioni di massa: successo o fallimento?"
Franchi, dottor Fabio
Youcanprint, 2020, saggio;

Epidemiological update: Middle East respiratory syndrome coronavirus (MERS-CoV) Epidemiological update, 1 Jul 2014
https://www.ecdc.europa.eu/en/news-events/epidemiological-update-middle-east-respiratory-syndrome-coronavirus-mers-cov-5?ID=1029&List=8db7286c-fe2d-476c-9133-18ff4cb1b568


"Piano degli interventi urgenti in materia di prevenzione e lotta all'AIDS"
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1654_allegato.pdf


"Fatti sull’Isolamento e la Quarantena"
Office of Public Health Preparedness, Michigan Department of Community Health, MDCH, USA
https://www.michigan.gov/documents/mdch/isolation_and_quarantine_facts_italian_308799_7.pdf


Coronavirus e nuovo coronavirus (2019-nCoV) – FAQ
Revisori: Giovanni Rezza, Antonino Bella, Flavia Riccardo, Patrizio Pezzotti - Dipartimento Malattie infettive, ISS
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/faq


Il punto sulla Sindrome Acuta Respiratoria Grave
https://www.epicentro.iss.it/focus/sars/sars-2.pdf

Conferenza stampa, sala stampa Camera dei Deputati, Montecitorio, Roma, 15 ottobre 2019
relatore Prof. Marco Mamone Capria, organizzata dall'On. Sara Cunial;

Conferenza stampa, sala stampa Camera dei Deputati, Montecitorio, Roma, 22 gennaio 2020
relatori Prof. Livio Giuliani, dottor Fabio Franchi, moderatore dottor Virgilio Violo, organizzata dall'On. Sara Cunial;

Testimonianza di Alberto Mieli (1925-2018),
sopravvissuto all'Olocausto dopo la esclusione scolastica (1938)
a causa delle leggi razziali italiane, e la successiva deportazione in un campo di concentramento (intervista Fanpage.it, giugno 2016)
https://youtu.be/mI_9QxV8cu0

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