sabato 4 aprile 2020

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL FVG: CANI E BAMBINI, DIRITTI A CONFRONTO NELLA EMERGENZA COVID-19

Photo by Jude Beck, Unsplash

LETTERA APERTA/ APPELLO inviata in data 04 aprile 2020

OGGETTO:
*Ordinanza Regionale FVG,_n_7_PC_FVG_dd_03_04_2020

* SPOSTAMENTI E ATTIVITÀ ALL’INTERNO DEL COMUNE DI RESIDENZA
FAQs, Domande e risposte sull'emergenza COVID-19, Regione Autonoma FVG

*CDFUE, Carta di Nizza, art. 52,, portata dei diritti garantiti,
principio di proporzionalità del diritto comunitario

* Circolare Gabinetto Ministero Dell'Interno, N. 15350/117(2) Uff.III-Prot.Civ.
Roma, 31 marzo 2020

* Ordinanza Ministero della Salute, 20 marzo 2020,
art. 1, comma b)


Gentilissimo Sig. Presidente Massimiliano Fedriga, dr.
Presidente Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
TRIESTE, Piazza dell'Unità d'Italia, 1

e pc a Il Gazzettino Redazione di Udine / Il Messaggero Veneto / Il Piccolo di Trieste
e p.c. ai Social Network / pubblico /siti web

mi rendo conto che Lei è un decisore politico su cui grava la responsabilità di agire nel Suo ruolo a tutela della salute pubblica, anche e soprattutto in situazioni emergenziali. Non voglio sminuire questa Sua difficoltà - in leale collaborazione con lo Stato secondo il principio di sussidiarietà verticale -  nel gestire un problema epidemico/pandemico, che mette a repentaglio la salute dei più vulnerabili, soprattutto gli anziani (in particolare coloro con quadri di comorbilità), ma dalla lettura dell'ultima sua ordinanza urgente e contingibile regionale, si evince - come corollario giuridico indiretto - che i cani hanno, paradossalmente, più diritti dei nostri figli minori in FVG, in merito ad aria, luce, e movimento.
Le deiezioni dei cani hanno la priorità rispetto all'esigenza dei nostri bambini di vedere la luce del sole o il verde di un prato, e di camminare con un solo genitore, almeno nei pressi di casa (rispettando il divieto di assembramento). La trovo una cosa irrispettosa di una società civile e democratica. 
Forse non era certo questo il risultato voluto, l'intenzione, ma di fatto, questa è la situazione che si è configurata.
Voglio sperare che nella prossima Sua ordinanza urgente, le sue decisioni sposino o si allineino a quelle già specificate dalla circolare del Palazzo del Viminale, Ministero dell'Interno (31.03.2020), in merito alla interpretazione dello spostamento lecito nei pressi di casa, senza assembramento, da parte di un solo genitore, per garantire quel camminare ai bambini che senz'altro renderà loro meno penoso questo confinamento fisico ed affettivo, ed avrà indubbi benefici sul loro stato psicofisico.


"[...] Nella medesima ottica, per quanto riguarda gli spostamenti di persone fisiche, è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute."

Circolare Gabinetto Ministero Dell'Interno, N. 15350/117(2) Uff.III-Prot.Civ. Roma, 31 marzo 2020



"[...] resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona"

Ordinanza Ministero della Salute, 20 marzo 2020, art. 1, comma b),



 "1. Eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui. " 

CDFUE, Carta di Nizza, Articolo 52, Portata dei diritti garantiti, 





 Mi auguro che la prossima ordinanza regionale sia in linea con la Ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo 2020, la quale autorizza l'attività motoria all'aperto (e la passeggiata lo è senza dubbio).  E più rispettosa a mio modesto avviso del principio di proporzionalità del diritto comunitario, già stabilito dalla Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea (CFUE), la Carta di Nizza, all'art. 52, comma 1, ove si cita espressamente il principio di proporzionalità del diritto comunitario nell'adozione di misure a tutela della collettività. Secondo tale principio, nessuna legge di uno Stato della Unione Europea - anche qualora stabilisca all'occorrenza una compressione o limite all'esercizio dei diritti - può sacrificare o compromettere il nucleo essenziale dei diritti dei cittadini ("il contenuto essenziale").
E la CDFUE, dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è vincolante giuridicamente per l'Italia.


Le dedico questa mia novella, una breve racconto di fantasia ("Il morbo di Tartaria"), nella speranza che trovi cinque minuti del Suo tempo e che, leggendola, qualche corda nel suo intimo vibri. Confido nella sua sensibilità di padre oltre che di essere umano sensibile, in questi drammatici giorni in cui centinaia di migliaia di persone, per non dire milioni, stanno perdendo il lavoro o stanno finendo in cassa integrazione. Senza considerare i loro datori di lavoro, disperati. 



Cordiali saluti 

 dr. Luca Scantamburlo 

 Cavazzo Carnico (UD

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NOVELLA DEL TERZO MILLENNIO 


"Il morbo di Tartaria"
di Luca Scantamburlo

Un giorno, in una valle della Carnia, scoppiò una epidemia. La malattia era respiratoria e non si sapeva da dove provenisse. Le persone più anziane si ammalarono più degli altri. Anche nei tanti anni del passato, l'inverno falciava vite, soprattutto nei mesi piu' freddi. Ma questa volta fu diverso. Tosse, febbre ed una polmonite atipica, in alcuni casi. 
Il morbo era più contagioso delle malattie stagionali del passato. Dicevano che era una malattia che proveniva dal Catai. Dalla terra delle spezie, dei Mongoli, oppure dal deserto dei Tartari.Qualcuno disse che era un flagello dalla mitica Tartaria, terra scomparsa dai libri di storia e dalle mappe.
Ma mentre negli anni precedenti i nonni morivano senza clamore d'influenza o polmonite, questa volta il giornale del villaggio, l'Eco del Villaggio, decise che i morti del morbo della Tartaria erano più importanti dei morti degli anni passati. Ed il suo Direttore ogni giorno sceglieva titoli roboanti, elogiando gli sforzi del podesta' nel tentativo di fermare il contagio.
Passarono le settimane, quasi tutte senza colore. Tutte uguali per gli abitanti del villaggio alpino, ma non per la natura, che continuava il suo respiro, il suo scorrere stagionale, fra lo spuntare delle gemme ed un fresco risvegliarsi della primavera. Giorno dopo giorno, gli abitanti del villaggio persero le libertà: di spostarsi (salvo permessi speciali, da validare) di lavorare (la fabbrica del villaggio chiuse....), di portare i figli alla scuola (la scuola chiuse, ma i fanciulli, confinati in casa, non furono contenti).Una mattina, un uomo qualunque, un padre, si guardo' allo specchio: gli occhi erano spenti.
Frammenti di una vita scorsero come in un montaggio caotico. A salti. Prima di tornare a vivere nel suo villaggio, aveva lasciato la valle carnica, tanti anni addietro 
Ed era andato a studiare a Mestre ed a Venezia. Il diploma alle superiori, dopo essere andato a sostenere l'esame finale in bicicletta, fra l'odore dei campi d'estate, nella campagna veneta.Poi il servizio militare, fra Belluno, Gemona del Friuli, Tarvisio, Udine, Bolzano, Dobbiaco e San Candido.
Il lavoro in una cella frigorifera a -25 gradi, ad impacchettare merci surgelate, il lavoro in un grande Teatro di Venezia, come maschera di sala.
E lo studio presso l'Università: storia, filosofa, storia della scienza, epistemologia, bioetica, psicologia, letteratura, ecc, 
La laurea, le tasse pagate per anni ed anni, il lavoro per tanti  anni come dipendente, presso un "padrone" severo, ma giusto. 
Poi il ritorno nella sua Carnia: e finalmente una sua famiglia: l'amore, l''essere diventato padre, le gioie, i momenti sereni e bui, le vacanze ed i compleanni.
 Ma la vita riserva sempre sorprese, e venne il declino: i litigi, le incomprensioni, la crisi di coppia, 
Il dolore di una famiglia in frantumi. La separazione.
Un giorno, nei giorni del contagio, l'uomo si guardò davanti allo specchio, dove le immagini della mente, sbiadite, fuggirono, ed egli vide negli occhi rassegnati, 
quelli di un animale destinato al macello. Provò vergogna. Di se stesso.
Uno dei suoi figli lo chiamò improvvisamente.
La voce veniva dall'uscio di casa.
Il padre gli si avvicinò.

"Papa', dove va XXXXXXX col cane ?"
"A passeggio ...."
"Papà, andiamo anche noi ?"
"Non possiamo, noi no...."
"Posso accarezzare il cagnolino quando torna  ?"
"Non so, non credo, non puoi...."
"Papà, possiamo andare a..."
"No, non possiamo.... Il podestà ci confina in casa per combattere il morbo...."

Il morbo dal Catai, o dalla mitica Tartaria, faceva paura. E la legge del podestà, per proteggere gli abitanti, era ferrea ed inflessibile. 
Rompere la catena del contagio era il comandamento. Ma i cani potevano ancora pisciare. Il podestà non sapeva, tuttavia, che la legge che volle separò gli abitanti non solo dagli altri, ma da se stessi. Non si rese conto che un altro morbo, indefinito e forse più insidioso, scorreva nelle vene degli abitanti del villaggio alpino, attecchiva nelle menti, corrodeva i cuori. Si alimentava della paura dell'ignoto, della paura del contatto. Della paura del tocco umano. E non vi era un antidoto. Strisciava silente nelle coscienze, paralizzando la dignità della persona. Il senso di comunità. Soffocando sul nascere il desiderio di stare nel mondo per essere felici.
Dopo un tempo indefinito in cui l'uomo vagava assorto nei suoi pensieri, il cane tornò. Si fermò davanti al bambino e pisciò sulla sua scarpa, abbaiando ad una farfalla e strattonando il guinzaglio. Dietro la mascherina indossata sul volto, il padrone nascose la vergogna e l'imbarazzo e fece finta di niente, ma una bestemmia masticata, in dialetto friulano, fu comunque udibile. Poi prese il cane in braccio e si allontanò senza una parola.

Il bimbo guardò l'urina del cane colare lentamente su scarpa e calzini, mentre una lacrima gli scendeva sulla guancia.

© Luca Scantamburlo
04 aprile 2020

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Fine novella (racconto di fantasia). Ogni riferimento a fatti, persone e circostanze realmente esistenti, è puramente casuale.

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Photo by Jude Beck on Unsplash


INFO e RIFERIMENTI

SPOSTAMENTI E ATTIVITÀ ALL’INTERNO DEL COMUNE DI RESIDENZA
FAQs, Domande e risposte sull'emergenza COVID-19, Regione Autonoma FVG

"Posso uscire dalla mia abitazione per portare il cane?
Sì, a condizione che si rimanga nelle immediate vicinanze della propria abitazione, in area non frequentata da altre persone."
"È consentito camminare con i propri figli in prossimità della propria abitazione?"
No, non è consentito."

Fonte:https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/hp-new/in-evidenza/allegati/03042020_COVID-19_faq.pdf

Ordinanza contingibile e urgente n. 7/PCil Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia GiuliaMisure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID2019.

Fonte:https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/hp-new/in-evidenza/allegati/Ordinanza_n_7_PC_FVG_dd_03_04_2020.pdf

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